Ho pubblicato un breve racconto sul numero 1 di MareNero, una rivista illustrata di narrativa del brivido e dell'insolito diretta da Sabrina Deligia e curata da Alda Teodorani.
MareNero è una rivista digitale, leggibile gratuitamente on line, nata pochi mesi fa come supplemento gratuito di MareeOnline.com, e dalla collaborazione tra Sabrina Deligia e Alda Teodorani.
Su MareNero potrete trovarci orrore, macabro, estremo, neo-noir, insolito, lugubre, inquietante, atroce. Inediti, esordienti e autori affermati. Contaminazioni di generi e visioni alterate.
MareNero dimostra ancora una volta quanto gli scrittori italiani siano bravi a raccontare la paura. A mio modesto parere era la rivista che mancava, e esser presente con un mio breve racconto sul primo numero mi rende davvero felice.
La rivista è leggibile e anche scaricabile gratis on line da qui.
A proposito, il mio racconto pubblicato sul numero 1 lo trovate alle pagine 16-19 e si intitola Scolopendra, è ambientato in Giappone e racconta di un bambino che gioca con l'aquilone di notte quando il buon senso consiglierebbe di restarsene al sicuro chiusi in casa. A dormire. Buona lettura.
sabato 23 agosto 2014
lunedì 18 agosto 2014
Stalin + Bianca
Stalin + Bianca è un romanzo di Iacopo Barison uscito pochi mesi fa per Tunué, all'interno della nuova collana di narrativa lanciata dagli "editori dell'immaginario" e diretta da Vanni Santoni.
L'autore appartiene a una generazione precedente rispetto alla mia, i nati negli anni '80, e ho trovato molto interessante la storia che racconta proprio per la distanza generazionale del vissuto quotidiano che il testo incarna con naturalezza ma anche con un certo travaglio interiore. Lo scenario che si pone davanti al lettore appunto è quello di un presente continuo, cupo e privo di speranza. Desolante. Non siamo di fronte a una commedia sentimentale romantica e idealizzata. No. I colori sono del tutto assenti in questo romanzo di formazione, dove il lettore che guarderà a quella generazione come una gioventù frivola e superficiale, incapace di guardare al presente senza i filtri di un'applicazione da smartphone, rimarrà spiazzato.
Quello che Barison descrive è il racconto di un mondo giovanile crudo e acido, sullo sfondo di una nazione alla deriva ideologica e sociale, un paese definitivamente al tramonto dove tra il fango e la polvere, le lamiere ritorte e le macerie delle periferie prende luce il rapporto del protagonista, lo "Stalin" del titolo, con la compagna Bianca, una ragazza non vedente.
In un mondo caratterizzato dalle miserie di sempre, questo legame rappresenta qualcosa di tenace e vitale, e la loro fuga d'amore diventa una corsa incontro al domani, alla ricerca di sé stessi.
Dopo tutto, nonostante lo squallore dei tempi, forse vale la pena trovarsi ancora, provare a prendersi per mano. Stringere forte e correre via, incontro al futuro. Qualunque esso sia.
L'autore appartiene a una generazione precedente rispetto alla mia, i nati negli anni '80, e ho trovato molto interessante la storia che racconta proprio per la distanza generazionale del vissuto quotidiano che il testo incarna con naturalezza ma anche con un certo travaglio interiore. Lo scenario che si pone davanti al lettore appunto è quello di un presente continuo, cupo e privo di speranza. Desolante. Non siamo di fronte a una commedia sentimentale romantica e idealizzata. No. I colori sono del tutto assenti in questo romanzo di formazione, dove il lettore che guarderà a quella generazione come una gioventù frivola e superficiale, incapace di guardare al presente senza i filtri di un'applicazione da smartphone, rimarrà spiazzato.
Quello che Barison descrive è il racconto di un mondo giovanile crudo e acido, sullo sfondo di una nazione alla deriva ideologica e sociale, un paese definitivamente al tramonto dove tra il fango e la polvere, le lamiere ritorte e le macerie delle periferie prende luce il rapporto del protagonista, lo "Stalin" del titolo, con la compagna Bianca, una ragazza non vedente.
In un mondo caratterizzato dalle miserie di sempre, questo legame rappresenta qualcosa di tenace e vitale, e la loro fuga d'amore diventa una corsa incontro al domani, alla ricerca di sé stessi.
Dopo tutto, nonostante lo squallore dei tempi, forse vale la pena trovarsi ancora, provare a prendersi per mano. Stringere forte e correre via, incontro al futuro. Qualunque esso sia.
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mercoledì 9 luglio 2014
L'Inquieto numero 3
Ho pubblicato un breve racconto sul numero 3 di L'Inquieto, rivista illustrata di letteratura curata da Bernardo Anichini e Martin Hofer.
L'Inquieto è una rivista digitale auto prodotta leggibile gratuitamente on line e allo stesso tempo un prodotto editoriale raffinato e composto con professionalità e attenzione per il dettaglio. Sfogliare, guardare e leggere per credere.
Come ogni realtà indipendente che si rispetti L'Inquieto è un contenitore di energia a alto voltaggio all'interno del quale è possibile rintracciare linguaggi narrativi e visivi originali e disinvolti votati all'insegna della fantasia, dell'immaginazione e dell'ironia.
Sul numero 3 da pagina 82, come scrivevo, tra le altre belle cose da vedere è presente un mio racconto breve e inedito intitolato L'ultima Dea.
Si tratta di un testo in cui ritorno a sviluppare il tema di una esistenza in bilico "tra due mondi" e su equilibri precari (un po' come già avevo avuto modo di fare con il mio racconto intitolato Congedo illimitato, uscito tempo fa su DoppioZero). Anzi, a essere precisi questo tema ritorna spesso nei miei racconti adesso che ci rifletto. Buona lettura.
N.B. a ogni buon conto, la rivista è leggibile e anche scaricabile on line da qui.
L'Inquieto è una rivista digitale auto prodotta leggibile gratuitamente on line e allo stesso tempo un prodotto editoriale raffinato e composto con professionalità e attenzione per il dettaglio. Sfogliare, guardare e leggere per credere.
Come ogni realtà indipendente che si rispetti L'Inquieto è un contenitore di energia a alto voltaggio all'interno del quale è possibile rintracciare linguaggi narrativi e visivi originali e disinvolti votati all'insegna della fantasia, dell'immaginazione e dell'ironia.
Sul numero 3 da pagina 82, come scrivevo, tra le altre belle cose da vedere è presente un mio racconto breve e inedito intitolato L'ultima Dea.
Si tratta di un testo in cui ritorno a sviluppare il tema di una esistenza in bilico "tra due mondi" e su equilibri precari (un po' come già avevo avuto modo di fare con il mio racconto intitolato Congedo illimitato, uscito tempo fa su DoppioZero). Anzi, a essere precisi questo tema ritorna spesso nei miei racconti adesso che ci rifletto. Buona lettura.
N.B. a ogni buon conto, la rivista è leggibile e anche scaricabile on line da qui.
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sabato 21 giugno 2014
La quarta persona più importante
Qui su Nerdelite ho già avuto modo di scrivere a proposito dello scrittore Francesco Franceschini, quando raccoglievo le mie impressioni circa il suo romanzo d'esordio intitolato Apocalisse in pantofole. E adesso ritorno a scrivere qualcosa sull'autore di Narni dopo aver letto La quarta persona più importante, il suo secondo romanzo uscito sempre per la dinamica Verba Volant Edizioni di Siracusa, una piccola casa editrice indipendente che occupa ormai uno spazio importante nel settore. A dirla tutta, il libro faceva parte del malloppo di volumi, presi a Roma durante la scorsa edizione di Più Libri Più Liberi, e di cui ho già scritto qui, solo che tra una cosa e l'altra, naturalmente, c'è voluto il tempo che serviva per leggerli e gustarli tutti. Ma diamo un taglio a questo preambolo per passare al romanzo di Franceschini. Rispetto al lavoro precedente La quarta persona più importante è un testo più denso, più maturo e con una lingua strutturata e elaborata. Espressiva e sciolta.
Protagonista del romanzo è Mirka, una ragazzina da poco rimasta orfana dei genitori. Mirka fugge lontano dai nonni, indifferenti rispetto alle emozioni e ai sentimenti della nipote, per intraprendere un viaggio on the road assieme allo zio Ludovico, un immaturo dall'indole bizzarra. Il viaggio diventa una fuga alimentata dal desiderio informe di vivere libera dalle costrizioni degli adulti e dal dolore per la perdita dei genitori, però la possibilità di immaginare e costruire un'altra vita sembra galleggiare in un mare di incertezze e timori e appare priva di una strategia e di obiettivi precisi anche quando le cose volgeranno al meglio.
Con La quarta persona più importante le tematiche che Franceschini sviluppa si fanno stratificate e complesse sfociando in visioni cupe e ambigue che gettano sul finale una luce sinistra e spettrale.
Nel complesso si tratta davvero di un buon lavoro, una lettura che non lascerà delusi i lettori, per altro incoronata da un titolo tra i più felici che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni.
Nota di merito infine per la magnifica illustrazione di copertina, opera di un Alessandro Di Sorbo sempre originale e sorprendente.
Protagonista del romanzo è Mirka, una ragazzina da poco rimasta orfana dei genitori. Mirka fugge lontano dai nonni, indifferenti rispetto alle emozioni e ai sentimenti della nipote, per intraprendere un viaggio on the road assieme allo zio Ludovico, un immaturo dall'indole bizzarra. Il viaggio diventa una fuga alimentata dal desiderio informe di vivere libera dalle costrizioni degli adulti e dal dolore per la perdita dei genitori, però la possibilità di immaginare e costruire un'altra vita sembra galleggiare in un mare di incertezze e timori e appare priva di una strategia e di obiettivi precisi anche quando le cose volgeranno al meglio.
Con La quarta persona più importante le tematiche che Franceschini sviluppa si fanno stratificate e complesse sfociando in visioni cupe e ambigue che gettano sul finale una luce sinistra e spettrale.
Nel complesso si tratta davvero di un buon lavoro, una lettura che non lascerà delusi i lettori, per altro incoronata da un titolo tra i più felici che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni.
Nota di merito infine per la magnifica illustrazione di copertina, opera di un Alessandro Di Sorbo sempre originale e sorprendente.
domenica 18 maggio 2014
Intanto anche Dicembre è passato
Fulvio Abbate, autore nato a Palermo, ha all'attivo diversi libri importanti pubblicati nel tempo con vari editori, oltre a esser stato insignito del titolo di Commandeur Exquis de l'Ordre de la Grande Gidouille dal Collège de 'Pataphysique. E se non sapete cos'è la Patafisica (come direbbe il buon Marchese Fulvio Abbate, così infatti suole definirsi): cazzi vostri!
Vive a Roma dove lavora e risiede da molti anni, ma leggendo questo suo ultimo lavoro scopriamo che dell'animo siciliano conserva e esercita, con grande felicità e acume, lo spirito corrosivo eppure disincantato, l'anelito anarchico carico di fantasia e libertà unito a una malinconia struggente per un altrove che non c'è o che forse non è mai esistito, frutto, probabile, di un grande imbroglio giocoso, una rielaborazione letteraria del vissuto e della memoria reiterata per mezzo di un linguaggio immaginifico, una prosa di spirito situazionista, un'affabulazione letteraria accalorata e divertente tramite cui ci racconta (e forse si racconta) una verità che si ricompone più vera di qualsiasi forma di ripugnante vetero-realismo consacrato sull'altare dell'impegno e dell'esistente.
Insomma, siamo di fronte a un piccolo grande capolavoro della letteratura italiana contemporanea, un fottutissimo libro che consiglierei di leggere solo alle persone intelligenti, dacché gli imbecilli continueranno a non capirci una beata minchia e a preferire l'ultimo insipido libretto declamato dal "promoter" di turno.
L'esistente fa schifo, ma la letteratura che pesca da quel flusso di energia, di purezza e di sfrenata fantasia a cui Abbate si abbevera, se non ci salverà dall'oblio per lo meno ci libererà dalle catene di un presente mefitico dove trionfano i buoni sentimenti e il politicamente corretto. La letteratura dei sepolcri imbiancati della cultura ufficiale, per intenderci, dove ciò che viene spacciato per grande bellezza è una presa per il culo. Insomma, aggiungete alle vostre letture Intanto anche Dicembre è passato di Fulvio Abbate. E se non lo apprezzerete vorrà dire che per voi non c'è proprio speranza.
lunedì 14 aprile 2014
Nuova Prosa 63
In questi giorni è uscito il nuovo numero, il 63, dove potrete trovare, oltre la sezione di critica letteraria, anche la benemerita sezione narrativa curata da Luigi Grazioli, tra le cui pagine si affaccia un mio racconto intitolato Banana Matura.
Aver pubblicato questo racconto è una piccola grande soddisfazione. Ho iniziato a scrivere racconti ben prima di iniziare a pubblicare sceneggiature di romanzi a fumetti. Alcuni di questi sono pure diventati soggetti (es. Ti sto cercando). Altri sono rimasti nel cassetto a farsi compagnia e accogliere di tanto in tanto un nuovo venuto. Finché qualche tempo fa ho deciso di iniziare a proporli. E difatti negli ultimi tempi su varie riviste sono usciti alcuni miei racconti.
Tornando a Banana Matura, mi fa molto piacere essere riuscito a pubblicarlo poiché è uno dei miei racconti più "anziani", e anche perché sviluppandolo ho composto quello che è a tutti gli effetti il mio primo romanzo (inedito, a tutt'oggi). Una roba che ho proposto a diversi editori senza ricevere mai, salvo forse un paio di casi, riscontri. Perciò, dato che così va il mondo, per lo meno Banana Matura sarà letto da qualcuno. Di cosa parla? Dunque, è una storia che inizia così, c'è un tale che durante una notte buia e tempestosa rimane in panne con l'automobile nei pressi di un vecchio maniero dove si recherà in cerca di aiuto e poi... insomma, non vi rovino il piacere della lettura. Chi fosse interessato potrà trovare Nuova Prosa in libreria (se non ce l'hanno fatela richiedere, è distribuita regolarmente) oppure richiedetela direttamente all'editore.
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venerdì 21 marzo 2014
Verde numero 22
Ho pubblicato un racconto breve sul numero 22 di Verde, la rivista mensile indipendente e elettrocartacea curata da Alda Teodorani e Pierluca D'Antuono.
Verde è una rivista molto interessante e, come dovrebbe essere per ogni rivista indipendente, anche carica di energia e vitalità, contenuti critici e pensiero controcorrente.
Al suo interno potete trovare grafica & illustrazione, fotografia, poesie, racconti, rubriche. Il numero di questo mese è dedicato in particolare all'artista Guglielmo Achille Cavellini, noto come GAC, nel centenario della sua nascita. Artista, collezionista e mecenate, GAC è una figura cardine del mondo dell'arte contemporanea.
Sul numero di questo mese, come dicevo, uscito in questi giorni, è contenuto il mio racconto che si intitola Carnaio.
Si tratta di un testo in cui ho provato a misurarmi con una scrittura e un linguaggio di impronta "nera" lavorando su alcune idee molto cattive. Chi volesse leggerlo potrà farlo gratuitamente sfogliando Verde on line qui in calce, oppure direttamente su Issuu, alle pagine 10-11. Qualora voleste procurarvi una copia cartacea della rivista potete consultare il blog di Verde dove sono indicati i punti di distribuzione.
Verde è una rivista molto interessante e, come dovrebbe essere per ogni rivista indipendente, anche carica di energia e vitalità, contenuti critici e pensiero controcorrente.
Al suo interno potete trovare grafica & illustrazione, fotografia, poesie, racconti, rubriche. Il numero di questo mese è dedicato in particolare all'artista Guglielmo Achille Cavellini, noto come GAC, nel centenario della sua nascita. Artista, collezionista e mecenate, GAC è una figura cardine del mondo dell'arte contemporanea.
Sul numero di questo mese, come dicevo, uscito in questi giorni, è contenuto il mio racconto che si intitola Carnaio.
Si tratta di un testo in cui ho provato a misurarmi con una scrittura e un linguaggio di impronta "nera" lavorando su alcune idee molto cattive. Chi volesse leggerlo potrà farlo gratuitamente sfogliando Verde on line qui in calce, oppure direttamente su Issuu, alle pagine 10-11. Qualora voleste procurarvi una copia cartacea della rivista potete consultare il blog di Verde dove sono indicati i punti di distribuzione.
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