Era da diverso tempo che volevo leggere i Personaggi precari di Vanni Santoni, ma l'originaria edizione del 2007 uscita per i tipi di RGB Edizioni era più introvabile delle leggendarie sette città d'oro. Adesso, dopo diverse traduzioni all'estero, il libro è tornato nuovamente reperibile grazie alla nuova edizione riveduta e ampliata pubblicata da Voland e allora finalmente ho potuto leggere questo testo che ho trovato assai singolare.
Non è un romanzo. Non è una raccolta di racconti. Men che meno una silloge di testi in versi (anche se potrebbe benissimo esserlo).
Una sorta di strano novellario di testi esili, spesso brevi come epigrafi e ancor più di rado corposi però senza mai superare la lunghezza di una pagina, ognuno rispondente al ritratto di un individuo, uomo o donna, colto attraverso una illuminazione, uno scorcio, un abbaglio, diretto e senza fronzoli, che ne mette in luce l'aspetto direi ancestrale, primordiale, dell'essere in oggetto.
Quel che viene fuori è una selva oscura di individui abietti, bruti e fragili, intransigenti e volgari, donne meschine e reiette, feline e volubili, una specie di bestiario contemporaneo tratteggiato attraverso un linguaggio fluido e scattante, concentrato e essenziale. Poetico. Un quadro espressionista a tinte multiformi dove il talvolta abusato tema della precarietà, della flessibilità, non viene qui declinato e tradotto da Vanni Santoni in termini solidali o sociali ma semmai antropologici e eminentemente letterari (e perciò più sinceri) fino a comporre un corpo polimorfo e sgusciante di pregevolissima fattura in cui per il lettore non è difficile imbattersi in volti conosciuti e facce già vedute altrove ma accese qui da una luce nuova e antica allo stesso tempo. Ogni testo un sussulto, ogni sussulto una rimembranza o un ricordo da passare al setaccio.
mercoledì 27 novembre 2013
Personaggi precari
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sabato 23 novembre 2013
Invito al massacro su Argo
Su Argo è uscita una recensione di Invito al massacro, il romanzo a fumetti che ho scritto e sceneggiato per i disegni di Davide Garota e pubblicato lo scorso anno da Tunué.
Mi ha colpito molto questa cosa per parecchi motivi. Innanzitutto poiché, in genere, in Italia, i libri dopo un paio di mesi trascorsi dall'uscita vengono considerati "vecchi" e per tanto nessuno più osa occuparsene, tranne i temerari, dato che a tutti interessano solo le novità (o almeno così si ritiene).
I libri quindi, a meno di diventare dei best sellers, cadono nel dimenticatoio, tutti, anche i più belli, anche quelli che si vendono, scivolando in men che non si dica in un gorgo oscuro e mortifero. Una via di mezzo tra l'Inferno e il Limbo. Ma senza diavolesse a fargli da compagnia, né filosofi per chiacchierare. Insomma, una noia mortale.
La qual cosa tuttavia, siccome fa parte delle "regole del gioco" di questo "gioco al massacro" che purtroppo è diventata l'editoria, oramai ho imparato a accettarla; dopo ben quattro libri e passa alle spalle si impara a convivere con un sacco di demoni.
Sopratutto la recensione di Ersilia Rappazzo mi ha colpito perché è stata una delle poche se non l'unica a centrare appieno lo spirito del libro e a comporre delle riflessioni appropriate sul favoloso e faticoso lavorio di scrittura che c'è alla base di Invito al massacro, dato che nell'abito del fumetto d'autore e di respiro letterario paradossalmente non c'è adeguata considerazione per lo sceneggiatore e la scrittura rispetto ai disegni.
Da qualche tempo infine mi viene rivolta sempre la stessa domanda... quando uscirà un tuo nuovo fumetto? La mia risposta è sempre la stessa: ma se l'ultimo è uscito solo un anno fa?!
Non sono un autore di quantità. Ho bisogno di vivere per scrivere. Di sedimentare pensieri. Di immaginare quello che ancora non esiste. E di tempo. Un sacco di tempo per limare e affinare e rifinire. E non è nemmeno detto che vengan fuori ancora sceneggiature. Anzi. Come ho scritto tempo fa, sono al lavoro su un romanzo. E su diversi racconti. Per il momento di scrivere sceneggiature non ne avverto l'esigenza. In futuro, chissà. Fino a allora, ci saranno Ti sto cercando, Nessun ricordo e Invito al massacro da leggere e ri-leggere. Ma anche Leggere Hugo Pratt e le altre cose che ho pubblicato sulle riviste letterarie (a proposito, se qualcuno volesse leggere i miei racconti ma non riesce a trovare le riviste basta chiedere e ne avrà copia digitale gratuita). Bene, arrivederci all'inverno del nostro scontento!
Mi ha colpito molto questa cosa per parecchi motivi. Innanzitutto poiché, in genere, in Italia, i libri dopo un paio di mesi trascorsi dall'uscita vengono considerati "vecchi" e per tanto nessuno più osa occuparsene, tranne i temerari, dato che a tutti interessano solo le novità (o almeno così si ritiene).
I libri quindi, a meno di diventare dei best sellers, cadono nel dimenticatoio, tutti, anche i più belli, anche quelli che si vendono, scivolando in men che non si dica in un gorgo oscuro e mortifero. Una via di mezzo tra l'Inferno e il Limbo. Ma senza diavolesse a fargli da compagnia, né filosofi per chiacchierare. Insomma, una noia mortale.
La qual cosa tuttavia, siccome fa parte delle "regole del gioco" di questo "gioco al massacro" che purtroppo è diventata l'editoria, oramai ho imparato a accettarla; dopo ben quattro libri e passa alle spalle si impara a convivere con un sacco di demoni.
Sopratutto la recensione di Ersilia Rappazzo mi ha colpito perché è stata una delle poche se non l'unica a centrare appieno lo spirito del libro e a comporre delle riflessioni appropriate sul favoloso e faticoso lavorio di scrittura che c'è alla base di Invito al massacro, dato che nell'abito del fumetto d'autore e di respiro letterario paradossalmente non c'è adeguata considerazione per lo sceneggiatore e la scrittura rispetto ai disegni.
Da qualche tempo infine mi viene rivolta sempre la stessa domanda... quando uscirà un tuo nuovo fumetto? La mia risposta è sempre la stessa: ma se l'ultimo è uscito solo un anno fa?!
Non sono un autore di quantità. Ho bisogno di vivere per scrivere. Di sedimentare pensieri. Di immaginare quello che ancora non esiste. E di tempo. Un sacco di tempo per limare e affinare e rifinire. E non è nemmeno detto che vengan fuori ancora sceneggiature. Anzi. Come ho scritto tempo fa, sono al lavoro su un romanzo. E su diversi racconti. Per il momento di scrivere sceneggiature non ne avverto l'esigenza. In futuro, chissà. Fino a allora, ci saranno Ti sto cercando, Nessun ricordo e Invito al massacro da leggere e ri-leggere. Ma anche Leggere Hugo Pratt e le altre cose che ho pubblicato sulle riviste letterarie (a proposito, se qualcuno volesse leggere i miei racconti ma non riesce a trovare le riviste basta chiedere e ne avrà copia digitale gratuita). Bene, arrivederci all'inverno del nostro scontento!
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sabato 16 novembre 2013
Cosa vuoi fare da grande
Guido e Gianni sono due bambini fatti a modo loro e nella Scuola elementare Attilio Regolo di Milano a nessuno importa di questi due piccoli disadattati. In classe, insicuri e privi di carisma, sedimentano la loro presenza all'ultimo banco e gli va pure bene. I gemelli Smargotti invece sono due geni del male. Degni eredi del Fantomas di Allain e Souvestre, sarebbero in grado di mettere a ferro e fuoco il mondo intero. E non è detto che forse un giorno ci riusciranno.
Magari il giorno più importante dell’anno scolastico, il giorno in cui l’anonimo istituto meneghino si prepara a celebrare Volkan Kursat Bayraktar, l'illustre e ricco inventore del Futurometro, la macchina destinata a cambiare il sistema dell’istruzione pubblica italiana e il destino degli scolari: gli adulti avrebbero deciso al posto loro, e per questo un giorno li avrebbero dovuti ringraziare.
Nella vecchia palestra dell'Istituto è tutto pronto, i festoni appesi, il palco, mamme e autorità tirate a lucido, assieme alla solerte direttrice della scuola e al corpo docente. Un'agglomerato di mostri stipati dentro l'enorme salone, un manipolo di adulti dissennati e ben disposti a lavarsi le mani del futuro dei bambini con l'aiuto del Futurometro, la macchina che misura e descrive il futuro a dimensione di ogni bambino calpestando sogni e fantasie. Ma c'è davvero da fidarsi di questi adulti?
Cosa vuoi fare da grande (Del Vecchio Editore) è un romanzo imprevedibile animato da una prosa pimpante e iperbolica opera di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni e in cui non è difficile rivivere i momenti più tristi ma anche quelli più felici della propria infanzia. Un racconto umoristico e caustico ma anche delicato e malinconico dove le emozioni sono raccontate con delicatezza e sincerità.
Alla fine della lettura si rimane basiti di fronte allo scenario illustrato dalle parole degli autori, in relazione alla sua verosimiglianza e nonostante aleggi il buon profumo della cara vecchia fantascienza sociologica, di fronte alla domanda che non dovremmo mai smettere di porci non rimane che giungere però a una sola conclusione: mai fidarsi degli adulti...
Magari il giorno più importante dell’anno scolastico, il giorno in cui l’anonimo istituto meneghino si prepara a celebrare Volkan Kursat Bayraktar, l'illustre e ricco inventore del Futurometro, la macchina destinata a cambiare il sistema dell’istruzione pubblica italiana e il destino degli scolari: gli adulti avrebbero deciso al posto loro, e per questo un giorno li avrebbero dovuti ringraziare.
Nella vecchia palestra dell'Istituto è tutto pronto, i festoni appesi, il palco, mamme e autorità tirate a lucido, assieme alla solerte direttrice della scuola e al corpo docente. Un'agglomerato di mostri stipati dentro l'enorme salone, un manipolo di adulti dissennati e ben disposti a lavarsi le mani del futuro dei bambini con l'aiuto del Futurometro, la macchina che misura e descrive il futuro a dimensione di ogni bambino calpestando sogni e fantasie. Ma c'è davvero da fidarsi di questi adulti?
Cosa vuoi fare da grande (Del Vecchio Editore) è un romanzo imprevedibile animato da una prosa pimpante e iperbolica opera di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni e in cui non è difficile rivivere i momenti più tristi ma anche quelli più felici della propria infanzia. Un racconto umoristico e caustico ma anche delicato e malinconico dove le emozioni sono raccontate con delicatezza e sincerità.
Alla fine della lettura si rimane basiti di fronte allo scenario illustrato dalle parole degli autori, in relazione alla sua verosimiglianza e nonostante aleggi il buon profumo della cara vecchia fantascienza sociologica, di fronte alla domanda che non dovremmo mai smettere di porci non rimane che giungere però a una sola conclusione: mai fidarsi degli adulti...
sabato 26 ottobre 2013
Terra Ignota
Ai romanzi fantasy in genere si addebita l'eccessiva lunghezza e la prevedibilità della trama, nonché la pochezza di caratterizzazione dei personaggi, il tutto, come avviene spesso per taluna narrativa di consumo, a ragion veduta.
Non è il caso di Terra Ignota - Risveglio, primo tomo di una annunciata trilogia fantastica a opera di Vanni Santoni HG, già noto alle patrie lettere semplicemente come Vanni Santoni, l'autore del libro di culto Personaggi precari, che qui aggiunge al proprio nome la sigla HG (in omaggio alla Dissipatio Humani Generis di Guido Morselli).
Gli archetipi fondamentali del fantastico ci sono tutti dentro Terra Ignota, il viaggio e la ricerca, la magia e gli incantesimi, le visioni e la pugna armata, mescolati con sobrietà e eleganza a ascendenze letterarie di nobile lignaggio (da Virgilio a Ludovico Ariosto fino a Dino Buzzati e Italo Calvino, fra gli altri) in una miscela dal sapore agrodolce in cui cultura alta e letteratura di consumo vanno a braccetto senza troppi patemi.
Personalmente non sono mai stato un appassionato del genere fantasy, tuttavia come lettore ho ricevuto il mio personale imprinting col Sandokan di Emilio Salgari e il Pinocchio di Collodi, tra gli altri e restando nell'ambito italiano; la dimensione avventurosa e fantastica l'ho sempre gradita e perciò questo Terra Ignota, a mio personale giudizio, si è rivelata un'avventura assai godibile da leggere.
Presumo che l'appassionato lettore del fantasy tradizionale potrebbe rilevare delle interessanti varianti, delle novità nel testo di Santoni rispetto ai canoni del genere, irritualità che segnerei come tentativi di innovare un linguaggio e sviluppare una via italica al genere fantasy, una mossa che affonda le radici nella letteratura tout court nazionale. Insomma, il libro potrebbe essere anche suggestivo da leggere per chi del fantasy è digiuno del tutto. Ma in massima misura mi sentirei di consigliarlo ai pre-adolescenti e con l'auspicio che possano appassionarsi alla lettura.
Non è il caso di Terra Ignota - Risveglio, primo tomo di una annunciata trilogia fantastica a opera di Vanni Santoni HG, già noto alle patrie lettere semplicemente come Vanni Santoni, l'autore del libro di culto Personaggi precari, che qui aggiunge al proprio nome la sigla HG (in omaggio alla Dissipatio Humani Generis di Guido Morselli).
Gli archetipi fondamentali del fantastico ci sono tutti dentro Terra Ignota, il viaggio e la ricerca, la magia e gli incantesimi, le visioni e la pugna armata, mescolati con sobrietà e eleganza a ascendenze letterarie di nobile lignaggio (da Virgilio a Ludovico Ariosto fino a Dino Buzzati e Italo Calvino, fra gli altri) in una miscela dal sapore agrodolce in cui cultura alta e letteratura di consumo vanno a braccetto senza troppi patemi.
Personalmente non sono mai stato un appassionato del genere fantasy, tuttavia come lettore ho ricevuto il mio personale imprinting col Sandokan di Emilio Salgari e il Pinocchio di Collodi, tra gli altri e restando nell'ambito italiano; la dimensione avventurosa e fantastica l'ho sempre gradita e perciò questo Terra Ignota, a mio personale giudizio, si è rivelata un'avventura assai godibile da leggere.
Presumo che l'appassionato lettore del fantasy tradizionale potrebbe rilevare delle interessanti varianti, delle novità nel testo di Santoni rispetto ai canoni del genere, irritualità che segnerei come tentativi di innovare un linguaggio e sviluppare una via italica al genere fantasy, una mossa che affonda le radici nella letteratura tout court nazionale. Insomma, il libro potrebbe essere anche suggestivo da leggere per chi del fantasy è digiuno del tutto. Ma in massima misura mi sentirei di consigliarlo ai pre-adolescenti e con l'auspicio che possano appassionarsi alla lettura.
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lunedì 9 settembre 2013
Cronache vere
Il racconto è un genere letterario nobile. Un buon racconto è un'opera di grande valore. Per lettori dal palato fine e autori dotati di talento. Roba da intenditori.
Se per snobismo o dabbenaggine evitate le antologie di racconti ebbene vi invito a ricredervi. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. Dalle raccolte di grandi autori, classici della letteratura (da Edgar Allan Poe e Raymond Carver, per intenderci, in giù) fino alle raccolte tematiche o a quelle nate intorno a una rivista o a un gruppo di autori emergenti e/o esordienti. Fidatevi.
A proposito di racconti, l'ultima raccolta che ho letto,scoperta non a caso grazie a Pianissimo, si intitola Cronache Vere.
Pubblicata da Piano B Edizioni, una piccola casa editrice indipendente, a cura di Vicolo Cannery, la raccolta comprende racconti sviluppati a partire da fatti di "Cronaca Vera". Sì. Proprio quella.
Il libro che è venuto fuori è un viaggio allucinato e fantasmagorico tra le più sordide atmosfere dell'Italia. Un caleidoscopio laido e deformante che però, a mio modesto parere, restituisce un ritratto del paese sincero e appassionato.
Il volume presenta un ventaglio di proposte narrative vivace e denso di tensioni. Carico di linguaggi letterari forti, elaborati e divertenti da leggere; opera di una splendida schiera di autori trenta/quarantenni: Fabrizio Gabrielli, Gianfranco Di Fiore, Mario Fillioley, Gregorio Magini, Tommaso Giagni, Gianni Solla, Angelo Marenzana, Stefania Auci, Andrea Gentile, Andrea Scarabelli, Paolo Zardi, Roberto Mandracchia, Stefano Sgambati, Eleonora C. Caruso, Angelo Petrella.
Lettura stra-consigliata!
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venerdì 30 agosto 2013
Apocalisse in pantofole
Le tanto agognate ferie non vanno quasi mai come speravi. Forse perché bisognerebbe attenersi all'antico proverbio cinese che recita così: devi sapere ciò che vuoi altrimenti dovrai accontentarti di quel che capita.
Avevo in mente di smaltire le decine di letture arretrate tra fumetti e letteratura durante queste vacanze estive. Tuttavia i miei insani propositi si sono rivelati vani... considerato che al massimo ho solo scalfito la pila di letture arretrate, ma tant'è.
Apocalisse in pantofole, il romanzo d'esordio di Francesco Franceschini, uscito per i tipi di VerbaVolant Edizioni un paio di annetti fa, faceva parte della categoria "questo libro vorrei leggerlo prima o poi".
A dirla tutta non l'avevo nemmeno ancora preso. Attendevo l'occasione. E l'ho incontrato durante il mio girovagare estivo grazie a Pianissimo.
Ho avuto modo perciò di iniziare a leggerlo finendo trascinato in modo inesorabile dal fluire del racconto.
Una scrittura fluida senza essere banale, una prosa accattivante ma non scontata, una storia semplice eppure non superficiale. In definitiva, un bel romanzo come non capita spesso di leggerne. Il libro racconta la storia di tre amici, dal punto di vista di uno di loro, alle prese con la fine del mondo. Una fine dei tempi tuttavia priva di quei risvolti cataclismatici di cui l'immaginario cinematografico spesso fa uso e illustrata invece con tonalità tenui ma vibranti di energie e cariche di tensioni e simboli. Una trama infarcita di ironia e leggerezza. Una lettura pienamente soddisfacente.
Oltretutto pure il libro come oggetto è bello e confezionato con cura (vedi la suggestiva copertina di Alessandro Di Sorbo).
Un plauso va senza dubbio a editori come VerbaVolant che pur nelle ristrettezze del momento e tra mille difficoltà legate alla distribuzione e a tutto il resto dimostrano di saper fare alla grande il loro mestiere scovando scrittori e illustratori di talento e pubblicando davvero bei libri da leggere.
Avevo in mente di smaltire le decine di letture arretrate tra fumetti e letteratura durante queste vacanze estive. Tuttavia i miei insani propositi si sono rivelati vani... considerato che al massimo ho solo scalfito la pila di letture arretrate, ma tant'è.
Apocalisse in pantofole, il romanzo d'esordio di Francesco Franceschini, uscito per i tipi di VerbaVolant Edizioni un paio di annetti fa, faceva parte della categoria "questo libro vorrei leggerlo prima o poi".
A dirla tutta non l'avevo nemmeno ancora preso. Attendevo l'occasione. E l'ho incontrato durante il mio girovagare estivo grazie a Pianissimo.
Ho avuto modo perciò di iniziare a leggerlo finendo trascinato in modo inesorabile dal fluire del racconto.
Una scrittura fluida senza essere banale, una prosa accattivante ma non scontata, una storia semplice eppure non superficiale. In definitiva, un bel romanzo come non capita spesso di leggerne. Il libro racconta la storia di tre amici, dal punto di vista di uno di loro, alle prese con la fine del mondo. Una fine dei tempi tuttavia priva di quei risvolti cataclismatici di cui l'immaginario cinematografico spesso fa uso e illustrata invece con tonalità tenui ma vibranti di energie e cariche di tensioni e simboli. Una trama infarcita di ironia e leggerezza. Una lettura pienamente soddisfacente.
Oltretutto pure il libro come oggetto è bello e confezionato con cura (vedi la suggestiva copertina di Alessandro Di Sorbo).
Un plauso va senza dubbio a editori come VerbaVolant che pur nelle ristrettezze del momento e tra mille difficoltà legate alla distribuzione e a tutto il resto dimostrano di saper fare alla grande il loro mestiere scovando scrittori e illustratori di talento e pubblicando davvero bei libri da leggere.
martedì 16 luglio 2013
Alibi numero 2
Alibi è una rivista letteraria animata da energie e intenti ispirati alle avanguardie letterarie a cui la linea editoriale idealmente si ricollega; un contenitore in cui trovano spazio perciò scritture sperimentali, nuove e alla ricerca di una estetica che sia concreta e al tempo stesso altra e altrove. Un altrove letterario, appunto, ovvero il sottotitolo della rivista.
Sul numero due, uscito in questi giorni, è presente il mio racconto.
Si intitola Prestazioni occasionali.
Nel testo narro la giornata particolare di un individuo qualunque alle prese con un appuntamento al buio in cui è stato coinvolto suo malgrado. Chi volesse leggerlo potrà farlo gratuitamente sfogliando Alibi on line qui sotto oppure cliccando qui e andando alle pagine 30-39. Qualora voleste procurarvi invece una copia cartacea della rivista Alibi è in vendita on line a questo indirizzo.
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