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sabato 10 novembre 2012

Sul pianeta perduto

Da pochi giorni in edicola Sul pianeta perduto, l'ultimo lavoro di Paolo Bacilieri (realizzato in collaborazione con il soggettista e sceneggiatore Antonio Serra) pubblicato per la Bonelli.
Non farò una recensione perché qualcuno l'ha già fatto, e poi vorrei solo esprimere la goduria con cui ho attraversato la lettura di Sul pianeta perduto.
L'ho letto a sessioni, con entusiasmo crescente, gustandomi di volta in volta l'attesa della lettura come non mi capitava da tempo con un fumetto Bonelli.
A quanti amano la fantascienza pop avventurosa.
A quanti amano i fumetti coi disegni belli.
A quanti amano i fumetti con storie avvincenti, dialoghi brillanti e personaggi azzeccati. A quanti amano i fumetti perché sono inanzitutto divertenti e piacevoli da leggere (e poi magari per caso ti fanno pure riflettere sulla vita e sul mondo che non è male). A ognuno di loro consiglio vivamente la lettura di questo bel volumone a fumetti!
Una ventata di freschezza. Vi riconcilierà con il ragazzino che è in voi che leggeva i fumetti con voluttà sotto il banco e di nascosto dai professori (ovvero come il sottoscritto). Molti vi diranno che Sul pianeta perduto non è realistico, che non è verosimile, che non è originale. Lasciateli stare alle loro letture noiose e impegnate. Un grande plauso e un grazie invece a Antonio Serra e Paolo Bacilieri per l'eccellente lavoro svolto. Buona lettura!


lunedì 2 aprile 2012

Emilio Salgari e Paolo Bacilieri


Dopo trepidante attesa ho appena finito di leggere Sweet Salgari, l'ultimo lavoro di Paolo Bacilieri ispirato alla vita e all'opera di Emilio Salgari, scrittore di culto per intere generazioni di lettori in tutto il mondo.
Da ragazzo ho letto diversi suoi romanzi, l'autore di Sandokan è sempre stato un punto di riferimento nella narrativa letteraria e a fumetti, per chi ci sta in un certo modo sopratutto, muovendosi sull'intrepido crinale che unisce e separa la cosidetta "realtà" dalla fantasia, la finzione dalla verosimiglianza. L'avventura dalla quotidianità.
Gli scenari esotici in cui si muovono la maggior parte dei suoi personaggi sono assai lontani dalle quinte del reale, eppure leggendo Sweet Salgari si percepisce come i mondi letterari creati dalla sua penna affondino le radici nella vita di tutti i giorni, nelle città in cui egli visse, nelle persone che frequentava, nei libri che leggeva. Nello spirito del tempo, l'Italia liberale piccolo-borghese a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento in cui un sognatore visionario irredimibile come Salgari faticava ad avere serenità, oppresso dai debiti, dalle ristrettezze e dalla scarsa considerazione che in genere gli veniva rivolta, nonostante il successo internazionale dei suoi libri.
Il segno, alla maniera di Bacilieri, è però meno istrionico rispetto al solito, tanto che diveniva impossibile da etichettare per le numerose ascendenze che era possibile rintracciarvi; in questo fumetto Bacilieri vira verso un segno originale e univoco. Magari più solido che in passato.
La sceneggiatura, sobria e compatta, stavolta è meno articolata rispetto ad altri lavori, penso ad esempio a Zeno Porno e La magnifica desolazione, ma ciò è dovuto alla particolare natura del racconto credo, la biografia di Salgari, di per sé già molto densa e tragica, rischiava di rimanere strozzata se tradotta in una struttura franta.
La sensazione che rimane dopo la lettura è quella di un omaggio sentito e struggente a Salgari, che ci restituisce un quadro dell'autore ricco e complesso, ma anche quella di trovarci di fronte ad un Bacilieri nel pieno della maturità artistica.

venerdì 3 febbraio 2012

Fumetto interruptus

Avevo prenotato un paio di bei volumi in fumetteria, che a seguito del blocco degli autotrasportatori ha subito una serie di ritardi nella consegna delle pubblicazioni, e mi ritrovo così ad aspettare che arrivino. Si tratta per altro di due cose che aspettavo con una certa attesa - la versione integrale de Gli anni dello Sputnik di Baru (Coconino) e di Adios muchachos (Rizzoli Lizard), versione a fumetti sceneggiata da Matz (Alexis Nolent) e illustrata da Paolo Bacilieri dell'omonimo romanzo di Daniel Chavarria.
Ho sempre letto molti libri e fumetti, ma da qualche tempo per ottimizzare tempi e risorse ho selezionato i miei acquisti con una certa logica e di conseguenza le mie letture adesso con tutti questi ritardi scarseggiano tanto che mi sono ridotto a rileggere roba vecchia, che va sempre bene per il mio sviccio gulliver, ci mancherebbe, le riletture sono sempre gustose, ma comincio a sentirmi come tagliato fuori. Ok autotrasportatori, avete le vostre buone ragioni, ma presto o tardi i nodi verrano al pettine. Moloko Vellocet al Korova Milk Bar. Ripeto Moloko Vellocet.

giovedì 6 ottobre 2011

Un autore vero

Pare che L'ultimo terrestre, la pellicola di Gipi ispirata a Nessuno mi farà del male, la raccolta di fumetti di Giacomo Monti, non abbia fatto incassi stratosferici al botteghino. La cosa mi riempie di amarezza. Il film l'ho visto ed è davvero bello, esteticamente ed eticamente coerente. Intelligente e delizioso. Merita di essere visto. In particolare la prestazione di Gabriele Spinelli - nel ruolo difficile del protagonista - è stata davvero intensa. Incassi non stratosferici, dicono i bene informati. Brutto segnale. Per quanto sarebbe interessante prenderli in considerazione del numero di copie distribuite nelle sale italiane. E sopratutto della loro permanenza nei cinema.
Ricordo che all'indomani della partecipazione di Gipi alle Invasioni Barbariche - il programma di Daria Bignardi su La7 - molti di quelli che sapevano che scrivevo fumetti mi chiesero se conoscessi Gipi. Ci mancherebbe altro, rispondevo. Frequentavo le fiere e ai tempi non era difficile incontrarlo, chiedergli una dedica, scambiare un saluto e Gipi è sempre stato molto gentile e disponibile. Le sue storie sono state per me tra i migliori trip a fumetti. Per ciò, assodato che lo conoscessi, mi chiedevano consigli su cosa leggere di suo, dato che li aveva interessati il suo essere "contemporaneo". Immagino intendessero il fatto che scrivesse storie dei nostri tempi. Potere della Tv, forse, ma non solo. Ovviamente, apprezzando i suoi fumetti non fui certo avaro di consigli. Non so quanti andarono a leggere i suoi libri davvero. Ma di uno mi ricordo poichè ritornò e mi chiese se ci fossero altri autori di fumetti "contemporanei". Gli parlai di Toffolo, Corona, Monti e Bacilieri. Infine, ammetto con una punta di narcisismo, aggiunsi che volendo poteva provare a leggere anche i miei fumetti. No, rispose. Preferisco un autore vero.

venerdì 24 settembre 2010

Calimero

Tra le varie questioni che animano il dibattito intorno ai fumetti in Italia c'è quella realtiva al romanzo a fumetti, noto sopratutto col termine graphic novel, contrapposto al fumetto, come se le due parole possano stare in antitesi... sarebbe come contrapporre western all'italiana a cinema... o romanzo noir a letteratura... una stupidata.
Ripeto quanto scritto altrove e affermato durante gli incontri dei vari laboratori di fumetto che negli anni ho curato: la polemica non ha senso, la discussione è pretestuosa, finalizzata a gerarchizzare e ghettizzare opere, autori e lettori al limite dell'autolesionismo masochista.
Per me graphic novel sta come pocket, albo bonelliano, comic book, strip o striscia che dir si voglia, album cartonato alla francese... giornaletti.. sono categorie merceologiche e al tempo stesso tipi di fumetto con linguaggi caratteristici propri. Stop.
Il fumetto resta sempre un mezzo espressivo. I fumetti sono fumetti e basta.
Ma non finisce qui.
In Italia c'è pure un altro sport nazionale che di tanto in tanto si pratica: additare ai fumetti l'origine primigenia di ogni tipo di nefandezza (es. omicidi, satanismo, violenza)... Qualcuno ricorderà le polemiche suscitate da quel numero di Alan Ford in cui si faceva rifermento ai delitti di Novi Ligure o al clamore dell'ottimo fumetto di Paolo Bacilieri, Supermaso, ispirato alla vicenda del giovane che aveva ucciso i genitori per intascare l'eredità.
In questo paese quando i fumetti raccontano la violenza della realtà suscitano quasi sempre aspre polemiche.
Probabilmente perchè dai fumetti ci si aspettano cose superficiali, al massimo del tenero intrattenimento per l'infanzia. Sicuramente il fumetto è anche un linguaggio "pregnante" che non può lasciare indifferenti i benpensanti. Certamente il fumetto in Italia è ancora un settore marginale (seppur in una fase di vivacità sul piano linguistico) con cui è facile prendersela contro e d'altro canto si porta ancora addosso un certo pregiudizio.
Insomma, il fumetto italiano è un pò come Calimero, tutti gli danno addosso, lui subisce, piagnucola un pò, ma non dovrebbe dimenticare che sono in tanti a volergli bene in fondo...