Con questo caldo non mi riesce di stare molto al computer. In estate in genere mi viene male a stare al pc.
Nel tempo libero - e dato che l'azienda per cui lavoravo ha chiuso i battenti di tempo libero ne ho molto - oltre andare al mare e cercare lavoro leggo un libro dietro l'altro, raccolgo idee e materiali per le mie storie. Scrivo. A penna. Sul mio taccuino. Niente word, quindi.
Si, l'Italia sta andando felicemente allo sfascio immersa fino al collo nella corruzione della classe politica e nella crisi delle finanze pubbliche e dell'economia. Si dice default. Questo è un periodo di grande crisi ma anche di grandi opportunità, pare. Bisogna essere bravi a coglierle, dicono.
D'altronde, come direbbe Jano Malacarne "sono tutti froci col culo degli altri". Abbiamo avuto troppa pazienza.
Ad ogni modo, sono anche venuto a conoscenza dell'uscita di una nuova recensione di Invito al massacro, apparsa a pagina 93 sul numero 39 della rivista Mediterraneo Dossier (Mediterranea Edizioni), che potete leggere qui accanto. Buona lettura e buone opportunità a tutti.
La fine del mondo, forse, può aspettare.
lunedì 30 luglio 2012
venerdì 6 luglio 2012
LibriDine, un'intervista al sottoscritto
Leggibile on line l'intervista che Angelo Orlando Meloni ha rivolto al sottoscritto per LibriDine, rubrica letteraria di Siracusa News.
Gli argomenti affrontati vertono intorno alla scrittura per i romanzi a fumetti, dalla sceneggiatura ai modelli letterari e fumettari di riferimento; naturalmente si è parlato di Invito al massacro e del lavoro di Davide Garota, ma senza trascurare alcuni aspetti legati al genere del graphic novel e alle varie implicazioni che questo tipo di fumetto sta mettendo alla luce nel mondo editoriale italiano.
Chi volesse leggere l'intervista potrà farlo cliccando qui.
Buona lettura!
Gli argomenti affrontati vertono intorno alla scrittura per i romanzi a fumetti, dalla sceneggiatura ai modelli letterari e fumettari di riferimento; naturalmente si è parlato di Invito al massacro e del lavoro di Davide Garota, ma senza trascurare alcuni aspetti legati al genere del graphic novel e alle varie implicazioni che questo tipo di fumetto sta mettendo alla luce nel mondo editoriale italiano.
Chi volesse leggere l'intervista potrà farlo cliccando qui.
Buona lettura!
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martedì 3 luglio 2012
Invito al massacro su La Repubblica
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domenica 1 luglio 2012
Spagna - Italia 4-0
Bisogna ammettere che l'Europeo 2012 se l'è giudicato la squadra che nel complesso del torneo ha espresso il miglior calcio. E allo stesso modo riconoscere come l'Italia, vera squadra rivelazione di Euro 2012, si sia fermata solo ad un passo dalla meta per manifesta inferiorità.
La formazione titolare schierata da Prandelli vede Buffon in porta con una linea difensiva composta da Abate, Bonucci, Barzagli e Chiellini. Quest'ultimo preferito in un primo momento al più dinamico Balzaretti che gli subentrerà durante la gara causa infortunio. Il centrocampo con Pirlo vertice basso, affiancato da De Rossi e Marchisio, e Montolivo vertice alto. In avanti Cassano e Balotelli. Appare chiaro da subito che è la nazionale iberica a controllare il gioco. Per quanto gli azzurri si sforzino, non riescono a imbastire trame con continuità, perdendo spesso il controllo della palla e subendo l'asfissiante possesso degli avversari. Insomma, l'Italia non c'è con la testa. E anche le gambe appaiono molli. Il punto di forza della squadra, il gioco collettivo, ovvero la costruzione, l'impostazione delle azioni, stenta a innescarsi e il possesso palla diventa un inutile batti e ribatti abilmente contrastato dagli spagnoli assai più pimpanti e concreti. A parte qualche spunto di Cassano e qualche affondo di Balotelli imbeccato da Montolivo, il primo tempo si chiude con due reti al passivo per l'Italia.
Non è chiaro cosa sia successo negli spogliatoi. Mi aspettavo quantomeno una reazione psicologica. L'Italia ha sempre ben figurato nell'arco del torneo macinando gioco. Pure contro la stessa Spagna durante il primo incontro del girone eliminatorio. Non mi spiego perciò come Prandelli non sia riuscito a scuoterli. I giocatori anzi appaiono ancora più confusi e disorientati. Lascia perplessi anche la gestione dei cambi del commissario tecnico che lascia fuori prima Cassano (l'unico abile a impensierire gli avversari) per Di Natale (che al solito steccherà nei momenti chiave) e poi Montolivo (fin lì molto positivo) per un Thiago Motta alquanto apatico che si infortuna nel volgere di pochi minuti lasciando i compagni in dieci. A quel punto inzia l'assalto alla porta di Buffon che produce altre due reti. E il nulla totale degli azzurri. Un'involuzione totale.
La forma fisica ha lasciato a desiderare. Il timore per gli iberici s'è fatto molto concreto. L'errata gestione della partita da parte dell'allenatore ha completato il quadro, dato che non è riuscito a dare una svolta nè sul piano psicologico nè sul quello del gioco.
Il tutto unito alla manifesta superiorità degli avversari.
Eppure, alla fine dei conti, a parte questa gara, non si può rimproverare nulla a questi ragazzi che assieme al tecnico hanno francamente fatto del loro meglio piazzandosi alle spalle di una nazionale iberica entrata ormai nella leggenda. Ci hanno provato. Vicecampioni d'Europa, questa al momento la dimensione del calcio italiano nel vecchio continente. E scusate se è poco.
La formazione titolare schierata da Prandelli vede Buffon in porta con una linea difensiva composta da Abate, Bonucci, Barzagli e Chiellini. Quest'ultimo preferito in un primo momento al più dinamico Balzaretti che gli subentrerà durante la gara causa infortunio. Il centrocampo con Pirlo vertice basso, affiancato da De Rossi e Marchisio, e Montolivo vertice alto. In avanti Cassano e Balotelli. Appare chiaro da subito che è la nazionale iberica a controllare il gioco. Per quanto gli azzurri si sforzino, non riescono a imbastire trame con continuità, perdendo spesso il controllo della palla e subendo l'asfissiante possesso degli avversari. Insomma, l'Italia non c'è con la testa. E anche le gambe appaiono molli. Il punto di forza della squadra, il gioco collettivo, ovvero la costruzione, l'impostazione delle azioni, stenta a innescarsi e il possesso palla diventa un inutile batti e ribatti abilmente contrastato dagli spagnoli assai più pimpanti e concreti. A parte qualche spunto di Cassano e qualche affondo di Balotelli imbeccato da Montolivo, il primo tempo si chiude con due reti al passivo per l'Italia.
Non è chiaro cosa sia successo negli spogliatoi. Mi aspettavo quantomeno una reazione psicologica. L'Italia ha sempre ben figurato nell'arco del torneo macinando gioco. Pure contro la stessa Spagna durante il primo incontro del girone eliminatorio. Non mi spiego perciò come Prandelli non sia riuscito a scuoterli. I giocatori anzi appaiono ancora più confusi e disorientati. Lascia perplessi anche la gestione dei cambi del commissario tecnico che lascia fuori prima Cassano (l'unico abile a impensierire gli avversari) per Di Natale (che al solito steccherà nei momenti chiave) e poi Montolivo (fin lì molto positivo) per un Thiago Motta alquanto apatico che si infortuna nel volgere di pochi minuti lasciando i compagni in dieci. A quel punto inzia l'assalto alla porta di Buffon che produce altre due reti. E il nulla totale degli azzurri. Un'involuzione totale.
La forma fisica ha lasciato a desiderare. Il timore per gli iberici s'è fatto molto concreto. L'errata gestione della partita da parte dell'allenatore ha completato il quadro, dato che non è riuscito a dare una svolta nè sul piano psicologico nè sul quello del gioco.
Il tutto unito alla manifesta superiorità degli avversari.
Eppure, alla fine dei conti, a parte questa gara, non si può rimproverare nulla a questi ragazzi che assieme al tecnico hanno francamente fatto del loro meglio piazzandosi alle spalle di una nazionale iberica entrata ormai nella leggenda. Ci hanno provato. Vicecampioni d'Europa, questa al momento la dimensione del calcio italiano nel vecchio continente. E scusate se è poco.
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giovedì 28 giugno 2012
Italia - Germania 2-1
La vittoria contro la nazionale tedesca di oggi segna l'ennesimo capitolo di una sfida sportiva infinita, che vede ancora gli azzurri prevalere.
Sul piano del gioco l'Italia non delude le attese di una sfida che si annunciava complicata. Prandelli, fedele alla sua idea di calcio, non cambia identità alla squadra e imposta ancora una volta la gara sulla manovra, sulla qualità degli scambi, sull'intensità dei fraseggi e sulla concentrazione pallone su pallone; nonostante si dovesse affrontare la formazione che fino a stasera a Euro 2012 aveva espresso il calcio più solido e produttivo gli azzurri non hanno rinunciato alla propria identità. A giocare secondo le proprie regole. Nessun timore reverenziale. Nessuna rinuncia. Ma lotta all'ultimo pallone.
Buffon in porta stasera ha compiuto più di un intervento importante, vero, nonostante la difesa composta da Chiellini, Bonucci, Barzagli e Balzaretti non abbia concesso grandi margini di manovra agli avversari arginando a dovere gli inserimenti offensivi tedeschi. Il centrocampo, ovvero la sala macchine del gioco di Prandelli, girava a mille. Pirlo è stato a dir poco superlativo nel giostrare la manovra, ben assistito da De Rossi e Marchisio, abili a contrastare e costruire. Perno alto della mediana è stato Montolivo, agile e reattivo, vero regista aggiunto. Qui l'Italia ha vinto la gara, a mio modo di vedere. La Germania si era illusa che marcando Pirlo a uomo il gioco dell'Italia si sarebbe spento: sbagliato! Il segreto degli azzurri è proprio in questo centrocampo composito e assortito dove ogni elemento abbina all'interdizione la costruzione dell'azione offensiva, insomma, ai contrasti seguono le buone giocate di primo tocco per la mezzapunta Cassano, in grande spolvero oggi e tramite per il micidiale Balotelli, autore di una doppietta straordinaria.
Quello che colpisce di questa squadra è la manovra. Il gioco collettivo, tanto che i cambi non mutano volto tattico all'incontro: Thiago Motta si piazza al vertice alto a prendere le botte dai teutonici in sostituzione di un Montolivo affaticato. Idem per Diamanti subentrato al genio barese. Infine Di Natale al posto di Balotelli. Risultato: la Germania esce annichilita dallo scontro, e solo l'imprecisione di Marchisio e Di Natale evita una goleada (anche grazie al generoso rigore concesso ai tedeschi nei minuti di recupero).
Ebbene si, la Germania è uscita dall'Euro. L'Italia vola in finale, domenica sera a Kiev contro i campioni in carica continentali e mondiali della Spagna. Che vinca il migliore.
Sul piano del gioco l'Italia non delude le attese di una sfida che si annunciava complicata. Prandelli, fedele alla sua idea di calcio, non cambia identità alla squadra e imposta ancora una volta la gara sulla manovra, sulla qualità degli scambi, sull'intensità dei fraseggi e sulla concentrazione pallone su pallone; nonostante si dovesse affrontare la formazione che fino a stasera a Euro 2012 aveva espresso il calcio più solido e produttivo gli azzurri non hanno rinunciato alla propria identità. A giocare secondo le proprie regole. Nessun timore reverenziale. Nessuna rinuncia. Ma lotta all'ultimo pallone.
Buffon in porta stasera ha compiuto più di un intervento importante, vero, nonostante la difesa composta da Chiellini, Bonucci, Barzagli e Balzaretti non abbia concesso grandi margini di manovra agli avversari arginando a dovere gli inserimenti offensivi tedeschi. Il centrocampo, ovvero la sala macchine del gioco di Prandelli, girava a mille. Pirlo è stato a dir poco superlativo nel giostrare la manovra, ben assistito da De Rossi e Marchisio, abili a contrastare e costruire. Perno alto della mediana è stato Montolivo, agile e reattivo, vero regista aggiunto. Qui l'Italia ha vinto la gara, a mio modo di vedere. La Germania si era illusa che marcando Pirlo a uomo il gioco dell'Italia si sarebbe spento: sbagliato! Il segreto degli azzurri è proprio in questo centrocampo composito e assortito dove ogni elemento abbina all'interdizione la costruzione dell'azione offensiva, insomma, ai contrasti seguono le buone giocate di primo tocco per la mezzapunta Cassano, in grande spolvero oggi e tramite per il micidiale Balotelli, autore di una doppietta straordinaria.
Quello che colpisce di questa squadra è la manovra. Il gioco collettivo, tanto che i cambi non mutano volto tattico all'incontro: Thiago Motta si piazza al vertice alto a prendere le botte dai teutonici in sostituzione di un Montolivo affaticato. Idem per Diamanti subentrato al genio barese. Infine Di Natale al posto di Balotelli. Risultato: la Germania esce annichilita dallo scontro, e solo l'imprecisione di Marchisio e Di Natale evita una goleada (anche grazie al generoso rigore concesso ai tedeschi nei minuti di recupero).
Ebbene si, la Germania è uscita dall'Euro. L'Italia vola in finale, domenica sera a Kiev contro i campioni in carica continentali e mondiali della Spagna. Che vinca il migliore.
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martedì 26 giugno 2012
Elogio del buio
![]() |
| (il "regalino" che degli amici miei hanno ricevuto l'altra mattina dal loro gatto) |
Nelle storie sono i cattivi che rimangono sempre bene impressi. Non c'è molto da spiegare. Sono in genere più interessanti da raccontare. L'arcinemico. Il supercriminale. Lo spietato assassino. Il genio del male. Lo scienziato pazzo.
E le sfumature della cattiveria. Pensiamo al romanzo Cuore di Edmondo De Amicis. Compendio della retorica risorgimentale. Sussidiario dei buoni sentimenti. Un libro inutile, se non fosse per la presenza di Franti. Il torbido, molesto e malvagio Franti.
E che dire dei Promessi sposi di Manzoni? Un romanzo in cui popolani lombardi si esprimono con un'improbabile parlata toscana. E la tiritera della Provvidenza. Meno male che ad un certo punto spunta Egidio. Lo scellerato Egidio. Il sinistro seduttore della Monaca di Monza.
Non c'è niente da fare. Rimanendo alla materia scolastica non ci resta che citare la Divina Commedia. Dante avrebbe potuto fare a meno di scriverla se non fosse per l'Inferno e i gironi delle anime perdute. Il Conte Ugolino della Gheradesca vale da solo l'intero poema. Per tacere del resto dei dannati. Stavvi Minos, orribilmente e ringhia. Ah!
Ad un certo punto non se ne può più dei cosidetti "eroi positivi". In narrativa meglio prediligere i personaggi ambigui. In ombra. Tormentati. Indecisi. Ai margini. Maledetti. E assai più reali.
Meglio navigare nel Mar delle blatte. Ascoltare la La caduta della casa degli Usher.
Meglio Lo Sconosciuto. Ranxerox. E Zanardi.
Meglio il buio.
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domenica 24 giugno 2012
Italia - Inghilterra 4-2
La lotteria dei rigori stavolta premia l'Italia, ma ciò non deve far pensare che la qualificazione alla semifinale non sia stata conquistata con pieno merito dalla nazionale azzurra. Tutt'altro.
L'Italia convince sia sul piano del gioco che del carattere. Prandelli conferma la formazione uscita vincitrice dallo scontro con l'Irlanda schierando Buffon tra i pali e la linea difensiva composta da Barzagli e Bonucci centrali con ai lati Abate e Balzaretti. Montolivo titolare dal primo minuto a completare il centrocampo formato da Pirlo, De Rossi e Marchisio. In avanti la coppia tutta genio e sregolatezza Cassano-Balotelli. Fischio d'inzio ed ecco che la formazione azzura inizia a imporre il proprio gioco, una prestazione lucida, a tratti brillante, un dominio che caratterizzerà l'intero arco della gara e oltre fino ai supplementari.
La pochezza del gioco dell'Inghilterra lascia davvero basiti. L'Italia non concede agli avversari che rare occasioni in tutto l'arco della partita, di contro gli inglesi si schierano in difesa dal primo all'ultimo minuto dell'incontro rinunciando a giocare a costruire azioni per attendere gli errori avversari e tentare sortite offensive solo di rimessa. Ovvero "catenaccio e contropiede", il cosidetto "calcio all'italiana". Insomma, il vocabolario del calcio andrebbe aggiornato alla luce dell'incontro di stasera.
Una sola parola: indecente. Come l'Inghilterra si sia potuta presentare in tal modo alla fase finale di un Europeo rimane qualcosa di vergognoso a mio modo di pensare: che la formazione che per tradizione nel mondo ha sempre espresso un calcio aggressivo, tenace e offensivo - mai domo - si riduca a speculare solo sugli errori avversari lascia davvero di stucco. Non ci sono scusanti. Possibile che il calcio inglese non riesca a esprimere di meglio? Alla luce di quanto visto, le "dimissioni" di Capello assumono i connotati della beffa.
Ad ogni modo, l'Italia le ha provate tutte per segnare ma i pali (ben due!), talvolta l'imprecisione, altre la coriacea difesa inglese o il destino cinico e baro e tutto il resto hanno reso vano ogni finalizzazione azzurra. Per il resto la prestazione della nazionale è stata molto positiva, sia sul piano della manovra che sulla fase difensiva. Ottimi pure gli inserimenti di Maggio, Nocerino e Diamanti. Tuttavia alla fine dei supplementari il risultato non si schiodava dallo 0 a 0.
Alla fine tutto è bene quel che finisce bene, ma la sensazione della beffa incombente non deve aver lasciato tranquilli nessuno. E così l'avventura continua invece, l'appuntamento sarà per la semifinale di giovedi. Contro gli avversari storici della Germania. E la leggenda continua!
L'Italia convince sia sul piano del gioco che del carattere. Prandelli conferma la formazione uscita vincitrice dallo scontro con l'Irlanda schierando Buffon tra i pali e la linea difensiva composta da Barzagli e Bonucci centrali con ai lati Abate e Balzaretti. Montolivo titolare dal primo minuto a completare il centrocampo formato da Pirlo, De Rossi e Marchisio. In avanti la coppia tutta genio e sregolatezza Cassano-Balotelli. Fischio d'inzio ed ecco che la formazione azzura inizia a imporre il proprio gioco, una prestazione lucida, a tratti brillante, un dominio che caratterizzerà l'intero arco della gara e oltre fino ai supplementari.
La pochezza del gioco dell'Inghilterra lascia davvero basiti. L'Italia non concede agli avversari che rare occasioni in tutto l'arco della partita, di contro gli inglesi si schierano in difesa dal primo all'ultimo minuto dell'incontro rinunciando a giocare a costruire azioni per attendere gli errori avversari e tentare sortite offensive solo di rimessa. Ovvero "catenaccio e contropiede", il cosidetto "calcio all'italiana". Insomma, il vocabolario del calcio andrebbe aggiornato alla luce dell'incontro di stasera.
Una sola parola: indecente. Come l'Inghilterra si sia potuta presentare in tal modo alla fase finale di un Europeo rimane qualcosa di vergognoso a mio modo di pensare: che la formazione che per tradizione nel mondo ha sempre espresso un calcio aggressivo, tenace e offensivo - mai domo - si riduca a speculare solo sugli errori avversari lascia davvero di stucco. Non ci sono scusanti. Possibile che il calcio inglese non riesca a esprimere di meglio? Alla luce di quanto visto, le "dimissioni" di Capello assumono i connotati della beffa.
Ad ogni modo, l'Italia le ha provate tutte per segnare ma i pali (ben due!), talvolta l'imprecisione, altre la coriacea difesa inglese o il destino cinico e baro e tutto il resto hanno reso vano ogni finalizzazione azzurra. Per il resto la prestazione della nazionale è stata molto positiva, sia sul piano della manovra che sulla fase difensiva. Ottimi pure gli inserimenti di Maggio, Nocerino e Diamanti. Tuttavia alla fine dei supplementari il risultato non si schiodava dallo 0 a 0.
Alla fine tutto è bene quel che finisce bene, ma la sensazione della beffa incombente non deve aver lasciato tranquilli nessuno. E così l'avventura continua invece, l'appuntamento sarà per la semifinale di giovedi. Contro gli avversari storici della Germania. E la leggenda continua!
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