| L'isola dei morti (Arold Böcklin, Firenze, 1880) |
In genere ho l'impressione che essi siano attratti dalla tematica dal forte impatto mediatico (l'ennesima strage di Stato o l'ennesima biografia di un personaggio famoso morto in circostanze tragiche ed esemplari) o dall'autore-personaggio tipico (es. un transessuale, una pornocasalinga, un ex piazzista di abbonamenti telefonici, un politico, un calciatore, un personaggio televisivo o dello spettacolo) che per la sua eccentricità sia identificabile in maniera forte e immediata.
In genere il valore dell'opera passa in secondo piano. Anzi, in genere esso scompare. Se poi l'autore per disgrazia conduce una vita non troppo complicata, se poi per accidente l'autore si guadagna da vivere con un lavoro ordinario e se, in ultima analisi, la sua opera spicca per il proprio valore intrinseco e per le riflessioni che inpone senza che entrino in gioco perciò tutti quegli aspetti comunicativi di cui sopra, ebbene quell'autore è spacciato. Difficilmente sentirete parlare di lui, in genere. Men che meno delle sue opere. Ho il presentimento che se poi l'autore sia pure una persona colta la cosa non interesserà proprio. In genere per essa è riservato il disprezzo.



