L'uso del dialetto consente una maggiore concentrazione di significati, una migliore espressività, però pone dei problemi relativi alla sua comprensione da parte dei lettori che non conoscono il dialetto, se non quella forma artificiale che si sente al cinema e nelle fiction televisive o, in alternativa, nella migliore delle ipotesi, nella versione letteraria del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri.
In generale poi ero e resto contrario ad un uso assoluto del dialetto data la sua limitata comprensione - per sua natura il dialetto è compreso da una comunità assai ristretta di parlanti, tanto che cambia da una città all'altra per non dire da un quartiere all'altro - tuttavia rimane la forza espressiva del dialetto, la sua capacità di sintetizzare i significati, di conferire sincerità al racconto. C'era poi un altro problema: quale dialetto utilizzare? Siccome sono sempre stato restio a dare una collocazione geografica troppo precisa alle mie storie, nella convinzione che per il lettore sia più facile immergersi in un contesto sfumato, ho cercato di sfumare anche la componente dialettale cercando di alternare la sintassi italiana con quella dialettale, proverbi e modi di dire, espressioni siciliane di aree diverse dell'isola. Sarò riuscito nel mio intento? Datosi che fin'ora nessuno ha avuto di che lamentarsi, anzi, molti lettori si sono divertiti penso ca ma pozzu spacchiari (n.d.t. posso andarne fiero).
Ad ogni modo penso che tornerò su questo argomento, magari proponendo una sorta di glossario.
(nell'immagine in alto lo stemma della Sicilia con al centro la Trinacria, simbolo antichissimo dell'isola).