Visualizzazione post con etichetta Raymond Chandler. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Raymond Chandler. Mostra tutti i post

lunedì 9 gennaio 2012

Blacksad

Giunta è l'ora di scrivere qualcosa su Blacksad, il fumetto degli spagnoli Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido. Protagonista è John Blacksad, un gatto nero-detective privato che si muove sullo sfondo degli Stati Uniti degli anni cinquanta. Tutti i personaggi sono animali antropomorfi, e lo sono nella misura in cui l'animale che incarnano rispecchia il loro carattere.
A tutt'oggi sono stati prodotti quattro album in Francia, editi da Dargaud (Da qualche parte fra le ombre, Arctic Nation, Anima Rossa e L'inferno, il silenzio) e tradotti in molti paesi esteri - tra cui l'Italia. Blacksad è quello che si definisce un fumetto di successo. Bestseller, giudizi lusinghieri sia dalla critica che dai lettori. Premi e riconoscimenti. Quando un autore tocca questi livelli può davvero dirsi arrivato. Blacksad è destinato a restare nella storia del fumetto come certi illustri predecessori (vedi Corto Maltese o Tin Tin ad esempio). Si tratta di lavori perfetti. Non c'è molto da aggiungere. Le sceneggiature sono precise, misurate. Le illustrazioni meravigliose e suggestive. Se proprio volessi muovere una critica direi che le storie, per quanti hanno familiarità con l'universo narrativo di Raymond Chandler, sanno di minestra riscaldata. John Blacksad è Philippe Marlowe. Entrambi detective rudi e sofisticati. Liberi e soli. Disincantati e idealisti. E tutti i personaggi di contorno sembrano presi dai romanzi di Chandler. Se proprio volessi spaccare il capello in quattro potrei dire che i disegni sono troppo densi e ricchi per un fumetto: richiedono una elaborazione lenta che frena la lettura. Ciò detto per onestà intellettuale, per il resto Blacksad è un perfetto capolavoro.

sabato 9 aprile 2011

Fumetti criminali

Negli ultimi mesi sto seguendo Panini Noir, una nuova collana di fumetti made in U.S.A. ascrivibili principalmente al genere hard boiled con incursioni nel crime story e nel mystery, ma anche nel noir. Accidenti, mi rendo conto di aver utilizzato ben quattro definizioni di genere nella stessa frase! Il problema sta nel fatto che nell'ambito generale della letteratura di genere poliziesco (oddio, altra etichetta!) - da cui sono derivati molti generi del fumetto - si trovano cose che si assomigliano ma che al tempo stesso si differenziano non poco.
Tutto ha inizio con Edgar Allan Poe, fondatore della detective story, cioè il racconto del disvelamento di un mistero col solo uso dell'intelletto di un indagatore dilettante (a cui si rifaranno gli autori del mystery anglosassone come Arthur Conan Doyle e Agatha Christie e molto più avanti in Italia gli autori del giallo - dal colore delle copertine della prima collana che ospitò queste storie). Poi arrivò la scuola dei duri (hard boiled) di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, basata sull’azione, dove lo status quo è interrotto da un evento criminale ed imprevisto e lo scopo dell’investigatore (di professione) sarà trovare l’autore del reato e ricreare l’ordine iniziale e dove emergerà una società corrotta, cinica e dissoluta. In Italia in questa direzione si è mosso il grande Giorgio Scerbanenco. Saranno i francesi col noir (autori come Leo Malet) e i tedeschi col kriminal roman (penso a F. Durrenmatt) ad approfondire la componente psicologica e concepire il crimine (quindi il male) e la devianza come costanti della società. Senza perciò alcun ordine da ristabilire.
Ad ogni modo, essendo un appassionato del genere mi gusto ogni uscita, oltretutto negli ultimi anni prediligo sempre di più i volumi autoconclusivi con una solida sceneggiatura alle spalle e illustrati con intensità. I fumetti che mi hanno convinto di più tra le uscite sono stati Le viscere del Bronx di Milligan-Romberger, Ricca da morire di Azzarello-Santos e Area dieci di Gage-Samnee.