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venerdì 11 novembre 2011

Charlie Hebdo

Prima di essere italiani siamo europei. Considerando l'attuale situazione economica questa frase potrebbe suonare ambigua. Ciò che intendo è che gli usi e costumi consolidati nella vita civile europea, i diritti e i doveri che caratterizzano i rapporti sociali in Europa non possano prescindere dalla libertà di espressione e di pensiero. Fino a una decina di giorni fa ritenevo tutto ciò un dato acquisito, un fatto consolidato, ma evidentemente mi sbagliavo.
Considerate l'attacco incendiario alla redazione parigina della rivista di fumetti francese Charlie Hebdo e capirete come in Europa si rischia di precipitare nel vortice dell'integralismo religioso, del pensiero unico e della censura che si ritenevano ormai consegnati alla Storia degli scismi, delle guerre di religione e delle dittature.
Sono campanelli d'allarme che risuonano di tanto in tanto, è già accaduto appunto qualche tempo fa che un fumettista satirico in Danimarca ricevesse minacce di morte a causa di alcune vignette ritenute sacrileghe e blasfeme da alcuni gruppi integralisti.
Intelligente e caustica la reazione di Charlie Hebdo, che non si arrende ma risponde per le rime alla violenza e alle minacce rilanciando con ironia e anticonformismo.
Questi eventi hanno scosso il mondo del fumetto francese. Se ne deduce che il prezzo della democrazia e della libertà è l'eterna vigilanza contro l'integralismo, da qualunque parte esso provenga. La risposta è non tacere.

venerdì 21 ottobre 2011

Joy Division



Gheddafi morto, Mubarak caduto già da tempo... come Ben Alì detto il "Berlusconi di Tunisia", che sembra un pò come quando si diceva che Gheorghe Hagi era il Maradona dei Carpazi. Tutta la geopolitica del Mediterraneo sta cambiando. Anche la situazione tra Israele e Palestina vive un interessante fermento.
Il mondo dei fumetti in Italia si butterà a capofitto tra pochi giorni sulla manifestazione tradizionale che si svolge a Lucca tutti gli anni. Stand, nuove uscite. Grandi autori. Viviamo strani giorni, rivolgilmenti di cui potremo valutare gli effetti solo a lungo termine, immagino. E l'Italia? Schiacciata da un debito pubblico abnorme, con una crisi occupazionale senza precedenti. Le istituzioni in fase di stallo. Si tira a campare, si, ma fino a quando? Ieri in queste ore ad un famoso scrittore di fama nazionale rivolgevo la seguente domanda: se non avesse avuto successo come scrittore, che mestiere avrebbe fatto nella vita? Il calciatore, rispose. No, dissi, un lavoro vero intendo? Nessuna risposta. Bella la musica dei Joy Division, però. Let's rock!

sabato 16 aprile 2011

L'inverno d'Italia di Davide Toffolo

Finalmente ho avuto tempo e modo di leggere L'inverno d'Italia, il romanzo a fumetti di Davide Toffolo uscito, se non erro, in occasione della scorsa Lucca Comics. Il fumetto racconta una pagina nascosta e indegna della storia d'Italia, tratta dal capitolo sui campi di concentramento fascisti nel nostro paese, che esistevano, furono tanti e diffusi in tutta la penisola, e vennero prontamente smantellati per cancellarne il ricordo come si impara a sapere leggendo il libro.
La narrazione di Toffolo si concentra sul campo di Gonars, in Friuli, in particolare sulla vicenda di un bambino e una bambina - ispirati a due bimbi che in quel campo ci finirono per davvero - Drago e Giudita. Il segno e la scrittura di Toffolo sono essenziali, poche le parole ma incisive come chiodi, un segno duro e scarno come i corpi scheletrici dei due protagonisti, indelebile come i loro sguardi. Alla fine della lettura si rimane stesi come dopo aver ricevuto un cazzotto allo stomaco. Gli occhi strabuzzano di sdegno. Si rimane però grati a Toffolo per averci raccontato questa storia nascosta e messo in guardia sul luogo comune degli "italiani brava gente" - (quelli che ancora ci credevano, almeno).
Seguo Davide Toffolo dai tempi in cui faceva Animali, Piera degli spiriti, Fregoli e I cinque allegri ragazzi morti - forse anche da prima, dato che mi ricordo dei suoi disegni sulla rivista Cyborg e per un episodio di Esp. Ricordo di averlo conosciuto nel 1999 durante una mostra tenuta dalle mie parti. Lo ricordo molto umile e disponibile - come sanno essere solo i veri grandi. Negli anni successivi fece poi degli ottimi libri come Carnera la montagna che cammina e Intervista a Pasolini, ma il suo lavoro migliore per me resterà Il re bianco. Diversamente Tres - fumetti per il teatro non mi è piaciuto molto, ma forse semplicemente non l'ho capito. L'inverno d'Italia (edito da Coconino - Fandango) è una lettura che consiglio, sia per quello che racconta che per come lo racconta.

sabato 12 marzo 2011

Tsunami

No, non è retorica. Il cataclisma che sta sconvolgendo il Giappone non può davvero lasciarmi indifferente. In prima battuta poichè in Giappone vive un mio caro parente. In giornata siamo riusciti ad avere sue notizie. Il primo pensiero era sincerarsi circa le sue condizioni, una grande paura ma per il resto tutto bene. Rispetto alle zone colpite abita a sud, per la precisione a Nagoya, nella prefettura di Aichi, sulla costa est del paese, fortunatamente la meno colpita dalla violenza dalle scosse e dello tsunami.
In un secondo momento il pensiero va al Giappone nel suo insieme, questo paese così lontano eppure così vicino al nostro, sopratutto per le generazioni degli ultimi quaranta anni che hanno intrecciato con la cultura giapponese legami più o meno pronfondi dovuti sopratutto all'animazione e ai fumetti giapponesi, ma anche al cinema, alla letteratura, all'arte del paese del Sol Levante. Il nostro immaginario, volenti o meno, è in parte imbevuto di influenze nipponiche, mi pare ovvio, senza bisogno di scomodare i valenti saggisti del settore. In testa siamo tutti un po' giapponesi.
Infine le ragioni storiche. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'Italia e il Giappone erano alleati. Sappiamo come è andata a finire. Le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki hanno segnato un punto di non ritorno nella storia dell'umanità.
I giapponesi nel superare i disastri hanno dimostrato una tenacia e una volontà grandiose nel recente passato.
In Giappone parecchie centrali nucleari hanno subito però seri danni dal sisma. Le ultime notizie ammettono la possibilità di dispersione di radiottività nell'ambiente. Quello che sta succedendo dovrebbe indurre tutti ad una profonda riflessione sul rapporto tra l'uomo e la natura. E sul destino dell'uomo sulla Terra. Anche noi autori di fumetti dovremo fare i conti con la realtà di questi argomenti, non possiamo restare indifferenti.
L'immagine in alto è la riproduzione di un'opera dell'artista giapponese Katsushika Hokusai intitolata La grande onda di Kanagawa, che fa parte di un ciclo più ampio di vedute dedicate al monte Fuji realizzate nella prima metà dell'ottocento. Difficile non pensare allo tsunami che ha colpito il Giappone. Se la pittura "vede" prima, anche il fumetto allora potrebbe "arrivare" prima. Aiutare a capire il presente e immaginare un futuro diverso.

lunedì 28 febbraio 2011

Fumetti di realtà

I fatti di cronaca che compongono la realtà, quel mosaico di avvenimenti più o meno grandi che prende il nome di "attualità" diventa uno degli stimoli più incisivi per lo scrivere, una vera e propria molla che fa scattare la scrittura dalla reazione agli eventi che vengono scaraventati sotto i nostri occhi dai mass media. Per chi scrive la tentazione è forte. Si pensa di avere il diritto/dovere di affermare la propria visione delle cose pensando che questa sia utile e necessaria. Sopratutto quando si è agli esordi è facile farsi trascinare da questo meccanismo. Bisogna raccontare cose "fresche". Gli editori recitano pure la loro parte, sapendo che un fumetto che tratta un argomento d'attualità avrà meno difficoltà ad essere preso in considerazione dalla stampa, dalla distribuzione, dai librai. In definitiva dai lettori. Gli autori intuiscono la cosa, e allora cercano di cavalcare la "tigre della realtà". Per esempio: il mio fumetto d'esordio uscito nel 2008 e scritto tra il 2006 e il 2007, Ti sto cercando, è una sceneggiatura che tratta l'immigrazione irregolare dall'Africa attraverso Lampedusa e l'Italia, con attenzione anche allo sfruttamento della manodopera irregolare nelle coltivazioni. Come un bravo scolaretto mi sono documentato su varie fonti. Ho ascoltato i racconti da chi quegli eventi li aveva vissuti sulla propria pelle. Poi ho cercato di dare una veste narrativa ai fatti.

Il fumetto è andato bene, ha venduto, è stato letto, apprezzato, ben recensito. Visti i fatti che stanno avvenendo in Tunisia, Egitto e Libia, a distanza di tempo pur riconoscendone certe magagne e asperità dovute all'inesperienza, Ti sto cercando rimane un fumetto sincero che intende essere onesto, pur essendo una narrazione in terza persona di cose che il sottoscritto non aveva vissuto direttamente. Da allora cerco di utilizzare informazioni indirette il meno possibile, personalmente credo che sia più sincero e utile basarsi su conoscenze dirette, su cose vissute in prima persona. Ciò non toglie che un autore possa sviluppare una propria visione delle cose che avvengono, ma diffido dai tuttologi che dissertano sull'intero scibile umano. Sarebbe meglio non esprimersi su ciò che non si conosce. Diverso è il tema dell'autobiografismo, su cui ritornerò. Ad ogni modo, avrei voluto scrivere su come la realtà sia uno stimolo per la scrittura, al solito è venuto fuori altro. Si sa, l'attualità prende sempre il sopravvento.