
Ho scoperto i
Sonic Youth all'inizio degli anni novanta con l'album
Goo di cui vedete giusto qui a lato la splendida copertina e da allora è stato non dico amore a primo ascolto, poichè inizialmente trovai quel suono ruvido e sporco per nulla immediato come erano stati i miei ascolti precedenti (sostanzialmente i
R.E.M. e i
Red Hot Chili Peppers - quelli del meraviglioso
Blood sugar sex magik) e quindi più incline all'introspezione che allo scazzo puro dei miei sedici anni, ma tutto stava giusto nascosto dietro l'angolo, poichè a poco a poco tramite i
Sonic Youth iniziai ad ascoltare altri gruppi favolosi come i
Pixies, i
Pavement e i
Radiohead, tra gli altri.
C'è da aggiungere che,
Elio e le storie tese a parte, posso tranquillamente affermare che non ho ascoltato veramente italiani prima dei venti anni (e anche allora fu un miscuglio impuro di
CCCP,
DeAndrè,
Battiato,
Gaetano e
Flor de Mal con i
MASSIMO VOLUME (il maiuscolo è voluto - a proposito, immenso il loro ultimo lavoro
Cattive abitudini). Poi arrivarono
Bob Dylan e
Neil Young, più oltre
Miles Davis e
John Coltrane, ma adesso sto divagando.
Passarono gli anni e a poco a poco il suono dei Sonic Youth entrò in sintonia con me (o fu piuttosto il contrario?) fino a diventare una specie di costante, un punto di ascolto su cui fermarsi in continuo - penso a capolavori come
EVOL o
Daydream Nation, fin anche gli ultimi lavori che, è vero, non hanno la carica innovativa di un tempo, ma minchia, i membri della band sono splendidi cinquantenni ancora credibilissimi! Quello è il suono giusto, quasi sempre, che ci porta notizie del mondo là fuori come pochissimi ancora riescono.
Il "rumore organizzato" della gioventù sonica, ecco, nulla di più e nulla di meno.