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lunedì 18 luglio 2011

Il fantasma del fumetto

Ripropongo per quanti non l'avessero letto, un denso articolo di Andrea Plazzi, apparso tempo fa sul fascicolo n.2/2009 della rivista Il Mulino, un testo molto interessante centrato sull'editoria a fumetti e il termine graphic novel, un'occasione utile per tornare a riflettere sul fumetto, il nostro medium preferito, e per capire chi siamo e dove andiamo. Il testo è scaricabile anche in formato .pdf da qui. Buona lettura!

Il fantasma del fumetto
Andrea Plazzi

Un fantasma si aggira per gli scaffali delle librerie di tutto il mondo, e persino di quelle italiane. Si chiama “graphic novel” e tradotto alla lettera suona malissimo: “romanzo grafico”. È un termine ormai di largo uso anche nel nostro paese, e non è sempre chiaro cosa indichi e di che cosa sia il fantasma.

Forse di un imbarazzo persistente nei confronti del fumetto?

Per quanto la cosa possa sembrare – questo sì – imbarazzante agli occhi di chiunque non abbia passato gli ultimi quarant’anni a dormire sotto un albero come Rip Van Winkle (della cui storia esistono belle versioni a fumetti), pare proprio di sì.

Il termine “graphic novel” risale almeno al 1964, quando negli Stati Uniti viene usato per indicare fumetti di origine europea, percepiti come sofisticati e meno infantili dei locali “comics”. Oggi lo si attribuisce comunemente ma erroneamente a Will Eisner (1917-2005), uno dei padri del fumetto moderno, che non ne ha mai rivendicato la paternità ma solo l’uso sistematico, nel tentativo di legittimare culturalmente il suo pionieristico Contratto con Dio (“A Contract With God”, 1978). Racconta Eisner nell’introduzione a Contratto con Dio – La Trilogia (Fandango Libri, 2009): “Incoraggiato dall’opera di illustratori sperimentali come Otto Nückel, Franz Masereel e Lynd Ward, che negli anni Trenta avevano pubblicato dei veri e propri romanzi in cui la narrazione procedeva per immagini e senza testo, provai a realizzare qualcosa di ambizioso in un formato simile. Nel vano tentativo di convincere un grosso editore a pubblicarmi, chiamai il mio esperimento ‘graphic novel’.”

Col tempo, il prestigio di Eisner e delle sue opere, considerate capolavori della narrazione a fumetti, ha imposto un’espressione consapevolmente imprecisa (Contratto con Dio è una raccolta di racconti e non un romanzo), più éscamotage promozionale che vero neologismo. Éscamotage che ha funzionato perfettamente: presso il grande pubblico, oggi negli USA la qualifica di “graphic novel” garantisce a un libro a fumetti una patina di rispettabilità impensabile anche solo pochi anni fa. Per contro, l’utilizzo del termine da parte di autori ed editori rivela spesso una certa ansia di accettazione.

Prima di commentare l’uso italiano del termine è interessante rendersi conto della grande varietà di opere che oggi vengono fatte ricadere sotto l’etichetta “graphic novel”. Di seguito riportiamo pochi esempi recenti ma l’elenco potrebbe comprenderne molte decine.

Tra gli antesignani citati da Eisner potrebbe rientrare anche Max Ernst, il cui Una settimana di bontà del 1934 (Adelphi, 2007) viene presentato al lettore di oggi come “graphic novel per soli adulti bambini”. È composto da immagini riprese da feuilletton dell’Ottocento, mute o con brevi didascalie, che occupano un’intera pagina e che, disposte opportunamente in sequenza, raccontano una storia. Pur nascendo in tempi di aperta polemica surrealista contro il formato narrativo del romanzo, stilisticamente l’opera è parente stretto dei lavori di Nückel, Masereel e Ward.

Universalmente riconosciuti come “graphic novel” sono i grandi successi Maus di Art Spiegelman (Einaudi, 2000), tentativo di auto-terapia e straziante rappresentazione dell’Olocausto, e Persepolis di Marjane Satrapi (Lizard, 2007), romanzo di formazione nell’Iran degli Ayatollah.

Coltrane di Paolo Parisi (Black Velvet, 2009) è una biografia del gigante del jazz molto attenta al clima politico e culturale degli anni Sessanta.

Una riuscita sinergia fumettistico-letteraria è Un sogno turco (Rizzoli, 2008), racconto di Giancarlo De Cataldo adattato dal grande autore-disegnatore Giuseppe Palumbo.

Una lieve imperfezione di Adrian Tomine (Rizzoli, 2008) raccoglie il meglio di uno dei “nipotini di Raymond Carver”, autori che con nitore grafico e grande leggibilità declinano a fumetti un minimalismo narrativo emotivamente devastante.

Joe Sacco, autore di Palestina, Goražde: area Protetta e Neven: una storia da Sarajevo (Mondadori, 2002, 2006, 2007), è il caposcuola riconosciuto di un giornalismo a fumetti in cui negli ultimi anni si è distinto il canadese Guy Delisle, con i suoi diari in prima persona dall’Estremo Oriente Pyongyang, Shenzen e Cronache birmane (Fusi Orari, 2006, 2007, 2008).

Più soggetto cinematografico che romanzo, Luchadoras di Peggy Adams (001 Edizioni, 2008) si ispira al dramma delle donne scomparse di Ciudad Juarez; le note di copertina ci informano comunque che “Peggy Adams è un’autrice di graphic novel e un’illustratrice”.

Come sempre, quando un concetto e il termine che lo descrive sono importati da un’altra lingua, è non solo interessante ma necessario domandarsi se e quale espressione italiana è possibile usare al posto di “graphic novel”.

Questa formula, in uso per anni tra gli appassionati italiani, arriva alla stampa generalista attraverso interviste e con ogni probabilità lanci d’agenzia (presumibilmente poco o mal tradotti) su quello che negli USA sembra il fenomeno editoriale del 2003-2004. La necessità giornalisticamente legittima di una parola-chiave spinge probabilmente a evitare ricerche, al contrario di quanto i traduttori sono tenuti a fare sempre. Ricerche che avrebbero rivelato che in Italia è già in uso un’espressione affiancatasi da tempo a “graphic novel” e che ne è l’esatta traduzione (anzi, è persino più precisa). Un’espressione chiara, al contrario per esempio dell’incomprensibile “romanzo grafico”, che ogni tanto fa ancora capolino sulla stampa: si tratta di “romanzo a fumetti”, il cui uso sulla copertina di un libro risale almeno al 1996 (Giovanni Mattioli, Davide Toffolo, Piera degli spiriti, I edizione, Bologna, Kappa Edizioni).

Come per “graphic novel”, l’uso di questo termine è abbastanza libero e a volte indica non il formato narrativo (“romanzo” in senso lato, come lunga storia variamente strutturata e con elementi di fantasia) ma quello editoriale (“romanzo a fumetti” come sinonimo di “libro a fumetti”).

Per esempio, i titoli che abbiamo elencato sono molto diversi tra loro dal punto di vista narrativo, con stili grafici persino più assortiti, ma nell’uso corrente sono considerati “romanzi a fumetti” anche quando si tratta di opere relativamente brevi, “non-fiction” con la struttura del reportage, oppure biografie.

Ci sono diversi motivi per preferire “romanzo a fumetti” a “graphic novel” ma basterebbe quello che abbiamo già anticipato: è un’ottima traduzione.

Un altro è che si tratta di una buona occasione per sprovincializzarsi.

Laicamente, è però anche bene evitare furori integralisti e non andrebbe dimenticato il consiglio di un anonimo curatore dell’Oxford English Dictionary sull’atteggiamento da tenere verso neologismi e termini stranieri, specialmente se sgraditi e prevalenti nell’uso: “Resistere fino alla morte e capitolare prima di morire.”

Il punto è in realtà un altro, e cioè il sospetto che l’utilizzo di un anglicismo à la page, di per sé innocuo, mascheri un persistente pregiudizio culturale verso il termine “fumetto” o persino verso il linguaggio in sé.

Più in generale, negli ultimi anni alcuni episodi inducono a pensare che questi atteggiamenti resistano ancora, al di là delle intenzioni e della stessa buona fede degli interessati.

Dal 2007 la bella collana Guanda Graphic della prestigiosa casa editrice Guanda centellina pochi e ricercati titoli a fumetti. Tra gli altri, un thriller surreal-fantastico ambientato a Parigi nel 1907, con protagonisti Picasso, Satie, Apollinaire e altri artisti del circolo di Gertrude Stein (Nick Bertozzi, Chi vuol uccidere Picasso?); un horror sulla ferocia della quotidianità firmato da un brillante giovane narratore italiano e da due disegnatori dall’efficace sintesi grafica (Gianluca Morozzi, Giuseppe Camuncoli, Michele Petrucci, Il vangelo del coyote); un ottimo adattamento di Kafka da parte di uno dei nomi di punta dell’editoria off statunitense (Peter Kuper, La metamorfosi).

Nel sito della casa editrice i volumi propriamente a fumetti vengono chiamati unicamente “graphic novel” (una sola volta compare l’espressione “adattamento a fumetti”, probabilmente per evitare ripetizioni), ricorrendo in altri casi a perifrasi: Sono figlia dell’Olocausto di Bernice Eisenstein, un libro illustrato dove le nuvolette completano le immagini in un fumetto sui generis, viene definito un “memoir fatto di parole e disegni”.

Sarebbe ingeneroso sospettare di snobismo o prevenzione culturale quella che può essere benissimo una piccola astuzia comunicativa: già nel 2006, per indicare libri e romanzi a fumetti la stampa italiana usa quasi esclusivamente il termine “graphic novel”, che è anche il titolo di una serie di volumi a fumetti allegati a L’Espresso e a La Repubblica, con tirature molto superiori a quelle librarie. Non c’è quindi motivo, né alcunché di male, per non cercare di approfittare della visibilità in qualche modo garantita al termine inglese.

I dubbi tornano però leggendo un’intervista a Luigi Brioschi (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=617), presidente e direttore editoriale di Guanda. Nel corso dell’intervento qualsiasi riferimento ai titoli di Guanda Graphic è indiretto e l’uso ogni volta di nuove perifrasi sembra rivelare un chiaro imbarazzo. Si parla di “genere graphic” (espressione apparentemente coniata sul momento) e, in merito alle motivazioni all’origine della nuova collana, Brioschi si dice convinto “che si aprano nuove occasioni di incontro e di collaborazione tra scrittura e immagine, tra narratori e illustratori, con esiti piuttosto interessanti.” Auspicio sacrosanto, ma non è un segreto né una novità che queste collaborazioni avvengano da tempo e, al di là dei dettagli tecnico-formali (uno o più autori, lo stile grafico, la struttura narrativa, etc.), il tutto si può parafrasare con “Esistono autori di bei romanzi a fumetti.”

Il termine “fumetti” compare solo dopo la domanda-chiave: “Graphic novel: un genere nuovo. Fino a che punto?” a cui Brioschi risponde: “È evidente che c’è qualche elemento di continuità con i comics, con i fumetti. Ma ci sono anche aspetti di novità nella durata, nello sviluppo della narrazione, nell’appropriazione da parte degli autori di strumenti e tematiche proprie del romanzo.”

Di nuovo, affermazioni più che condivisibili e che diventano tautologicamente vere se accettiamo di chiamare “romanzi a fumetti” le opere in questione.

Avviato all’editoria da Elio Vittorini all’inizio degli anni sessanta, ancora giovane Brioschi è già traduttore di John Updike, Kurt Vonnegut e John Dos Passos. Ha lavorato a lungo in Rizzoli e alle cariche in Guanda va aggiunta quella di consigliere d’amministrazione di Longanesi. Per anni è stato in casa editrice la figura di riferimento, o lo scopritore, di autori come Giorgio Manganelli, Luis Sepúlveda, Nick Hornby, William Trevor e Tiziano Terzani.

È insomma una figura prestigiosa, con un profilo culturale elevato e di grande esperienza.

È della “generazione di Apocalittici e integrati” e sicuramente conosce la celebre analisi di Umberto Eco della prima striscia di Steve Canyon. Non c’è alcun motivo per sospettarlo di snobismo verso il fumetto o di scarsa considerazione per prodotti coraggiosi in cui ha deciso di investire.

Eppure l’imbarazzo nell’utilizzare – o nell’evitare – la parola “fumetti” è palpabile in ogni frase e in ogni ricerca di perifrasi nobilitanti al posto della semplice affermazione: “Abbiamo deciso di pubblicare romanzi a fumetti.”

Ancora più illuminante è il caso seguente, non legato direttamente alla “querelle” (le virgolette sono d’obbligo) Graphic Novel Vs. romanzo a fumetti, proprio perché chiarisce come non siano in discussione onestà intellettuale o buona fede, ma – apparentemente – riserve culturali inconsce e imbarazzi latenti.

Nel 2004 la UTET pubblica Storia del fumetto: da Yellow Kid ai manga di Franco Restaino. L’autore è ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università Tor Vergata di Roma e, come recita la scheda ufficiale del libro, “in una sorta di vita parallela è un appassionato cultore di fumetti”. Col senno di poi, la nota di colore avrebbe dovuto segnalare lo spirito più nostalgico che scientifico dell’operazione. La cosa certo non è censurabile in sé, ma il volume si rivela pieno di errori, imprecisioni, citazioni errate, traduzioni goffamente letterali non corrispondenti all’uso italiano e di ogni sorta di “perle” e svarioni, che siti e forum segnalano e rilanciano impietosi. Parte addirittura una petizione per chiedere alla UTET di ritirare ed emendare il volume, prima che in biblioteche e bibliografie finisca un testo inaccettabile secondo ogni standard scientifico ed editoriale, considerato “pericoloso” per l’autorevolezza della casa editrice e il rilievo accademico dell’autore (preoccupazione fondata: ancora di recente, il libro è stato citato dallo storico Marco Iacona sull’edizione domenicale del Secolo d’Italia del 28 dicembre 2008, fortunatamente su una questione non proprio cruciale come l’età apparente di Asterix). Autore che con grande imbarazzo cerca di difendersi dalle accuse ma è subito chiaro che, in evidente buona fede, non aveva neppure preso in considerazione di applicare all’oggetto della sua passione gli stessi criteri di scientificità, documentazione, verifica delle fonti e in definitiva di pubblicabilità vigenti nel suo ambito originale di studi.

In conclusione, pare proprio che occuparsi di fumetto o anche solo chiamarlo per nome porti alla luce riserve e forme di disagio anche in interlocutori neppure lontanamente sospettabili di miopia culturale o di preconcetti negativi, come un editore prestigioso che vi investe risorse e denaro, o un colto appassionato di vecchia data che vi impegna energie e tempo sottratti allo studio e all’insegnamento. Questo è naturalmente molto interessante e più in generale, per quanto in un ambito circoscritto e specifico, evidenzia bene la natura del pregiudizio, o la sua “biochimica”, come la chiamava Eisner (che, sia detto en passant, le ha dedicato alcuni dei suoi libri più belli, con riferimento all’assai più pernicioso antisemitismo). Una natura istintiva e profonda, che sopravvive anche in presenza di apertura mentale e consapevolezza intellettuale.

Negli ultimi anni una delle spie più evidenti di questo pregiudizio è stato l’uso eufemistico di “graphic novel”, specialmente in riferimento a opere con ambizioni letterarie evidenti, per le quali si esita a utilizzare la parola “fumetto”.

Chi non ha alcun problema a farlo “senza se e senza ma” sa bene che questo linguaggio ha già dato prova di maturità artistica, esprimendo i suoi capolavori, e può consolarsi pensando che in molti casi si tratta di innocuo snobismo o di un pedaggio tutto sommato ragionevole pagato alla moda del momento, che come tale si esaurirà presto.

Al contrario dei tanti, ottimi libri a fumetti che – comunque li si chiami – resteranno.

domenica 27 marzo 2011

Leo Ortolani, intervista (seconda parte)

Nei giorni precedenti avevo annunciato che la giornata speciale della prossima edizione del corso di scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione che curo con Luana Vergari per la Scuola di editoria per il fumetto e la traduzione di Bologna sarà condotta da Leo Ortolani, creatore di Rat-Man.
Il sottoscritto e Luana Vergari hanno intervistato l'autore, in concomitanza col lancio promozionale del corso - le cui iscrizioni sono ancora aperte, a proposito di scrittura per il fumetto e l'animazione:

LV: Vorrei chiederti in che rapporto sono idea e narrazione rispetto al mezzo quando pensi una storia di Rat-Man. In particolare, come cambia la storia, il ritmo e la narrazione nel fumetto, nel cartoon oppure nell’operazione Avarat (j’adore ratman 3D!)…
LO: Eh? Ci sono quelle cose lì, dentro quello che faccio? Un po’ come nello yogurt ci sono i fermenti lattici vivi, solo che non li vedi. Ecco, per me è lo stesso. So fare lo yogurth, ma quando mi chiedi come lo faccio…
Ci provo.
L’idea è una luce che illumina la narrazione.
Bella, eh?

La seconda (e ultima) parte dell'intervista continua qui. Buona lettura!

sabato 19 marzo 2011

Leo Ortolani, intervista (prima parte)


Come scrivevo qualche post addietro... la giornata speciale della prossima edizione del workshop di scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione che curerò assieme a Luana Vergari per la Scuola di editoria per il fumetto e la traduzione di Bologna sarà animata da Leo Ortolani, l'autore del popolare Rat-Man.
Il sottoscritto e Luana Vergari lo hanno intervistato in occasione del lancio promozionale del workshop (le cui iscrizioni sono tuttora aperte) sottoponendogli una serie di domande sulla scrittura per i fumetti e l'animazione:

GM: Ricordi un momento preciso della tua vita in cui collocare l’attimo in cui è nata la tua passione per i fumetti?
LO: Potrei spararla grossa, tipo “Non ho violato la legge! …IO, sono la legge!” e dire che la passione per i fumetti non è nata dentro di me, sono io che sono nato dentro la passione per i fumetti! ;)
A dire il vero non ne ho memoria. A quattro anni facevo già fumetti. Dell’asilo ricordo benissimo il disegno con Topolino e Pluto che venne appeso in classe e una copertina di un Topolino che tenevo nell’armadietto… Non ricordo proprio un momento particolare… mi sa che siamo venuti su insieme.

La prima parte dell'intervista continua qui. La seconda, che vi segnalerò, sarà pubblicata nei prossimi giorni.

giovedì 10 marzo 2011

Scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l’animazione 2011

Continua la mia collaborazione con la Scuola di Editoria per il Fumetto e la Traduzione di Bologna di Marco Ficarra e Andrea Plazzi.
Da qualche tempo sono state riaperte le iscrizioni al Workshop di Scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione che curerò come sempre assieme a Luana Vergari nei prossimi mesi di maggio e giugno.
Per chi volesse conoscere dettagli: modalità di iscrizione e programma.

La giornata speciale riservata agli iscritti di questa edizione invece sarà animata da uno degli autori più importanti dell'attuale panorama italiano del fumetto e dell'animazione: Leo Ortolani, il creatore di Rat-Man!

Per tutti coloro i quali volessero approfondire, scoprire o migliorare le proprie capacità di scrittura il worshop rappresenta una occasione da cogliere al volo, a maggior ragione considerata la possibilità di un confronto ravvicinato con un autore che ha fatto della propria scrittura un inconfondibile segno di stile.

martedì 2 novembre 2010

Dilma Roussef o Brasile - Italia 4 a 1

Come direbbe il protagonista del nuovo fumetto - che il prode Luca Patanè continua a illustrare tavole su tavole una più bella dell'altra - "Si fa presto a dire la Cina di qua, la Cina di là... che la Cina è il futuro... bah! Il Brasile! Il Brasile è il modello per il domani, altro che la Cina! Il BRASILE!" . Il Sud America è la nuova frontiera. Chi vuol intendere in tenda, gli altri chissà...

Ad ogni modo, bando alla ciance, smaltita la giornata luccacomicosa si ritorna all'attività con una novità obladìobladà per cui si prospetta nientemeno che una presentazione di Storytellers in quel di Bologna!
Il tutto a partire dalle 18.30 di sabato 6 Novembre. Dove? Semplice, presso la sede della Scuola di editoria per il fumetto e la traduzione ovvero lo Studio Grafico RAM Design di via San Valentino 1/F a Bologna per l'appunto.
Saranno presenti Andrea Plazzi e Marco Ficarra, Luana Vergari e il sottoscritto.

Per tutti gli stolti che non ricordassero cosa sia Storytellers rimembro ancor trattarsi dell’album che la Tunué ha voluto dedicare a soggettisti & sceneggiatori. Una pubblicazione assai interessante poiché approfondisce la figura dell'autore di fumetti e del lavoro di scrittura e sceneggiatura di un fumetto, un argomento poco conosciuto e un lavoro troppo spesso sottovalutato.
All'interno del libro otto sceneggiatori raccontano il loro mondo: Andrea Campanella, Alessandro Di Virgilio, Andrea Laprovitera, Giovanni Marchese, Lucio Perrimezzi, Cristiano Silvi, Mauro Uzzeo e Luana Vergari svelando i rispettivi percorsi illustreranno come ognuno di essi fondi e organizzi la propria scrittura, suggerendo strategie, principi teorici e metodi di lavoro.

Il libro, curato per l’apparato redazionale da Angelo Orlando Meloni, contiene per ognuno degli sceneggiatori coinvolti un’intervista, un racconto inedito e un nucleo di tavole sceneggiate con la corrispondente tavola illustrata giustapposta accanto, una maniera utile per raccontare il mondo degli scrittori di fumetti e studiare la sceneggiatura per il fumetto.

La sezione dedicata a Luana Vergari e al sottoscritto contiene appunto oltre l’intervista anche tavole sceneggiate e illustrate di fumetti (editi e inediti) e un racconto inedito per ciascuno intitolati rispettivamente Mio nonno non è von Gotha e Funghi di carne.
Siete caldamente invitati a partecipare!

mercoledì 27 ottobre 2010

Lucca Comics 2010

Anche quest'anno ritorna Lucca Comics la storica manifestazione legata al fumetto che si svolgerà all'interno delle mura della cittadina toscana dal 29 Ottobre al primo Novembre.
Ammetto che fino a pochi giorni fa ero in dubbio se andare o meno... il nuovo fumetto, facendo gli scongiuri del caso, uscirà infatti in primavera... e quindi non mi andava più di tanto di spostarmi, ma alla fine la pigrizia mi ha abbandonato e quindi andrò, ma solo per un giorno, quello gericamente più tranquillo della fiera, ovvero il primo.

Nella giornata di venerdi 29 dunque chi vorrà potrà trovarmi presso lo stand Tunuè (E101) al padiglione editori di piazza Napoleone, preferibilmente nella mattinata giacchè nel pomeriggio sarò impegnato con la Scuola di Editoria per il fumetto e la traduzione di Andrea Plazzi & Marco Ficarra (Ram Desing) di Bologna con cui ho iniziato a collaborare, infatti alle ore 15.30 presso la Sala Incontri della Camera di Commercio di Lucca (che si trova giusto nei pressi di piazza Napoleone) si terrà la presentazione dei corsi del nuovo anno accademico della scuola, in particolare si parlerà del corso di scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione che sarà curato da Luana Vergari e dal sottoscritto (e per il quale le iscrizioni saranno aperte ancora per un paio di settimane circa, per cui chi fosse interessato a iscriversi potrà avere delucidazioni circa la didattica del corso e qualsiasi altra informazione inerente).

Siete quindi invitati a partecipare all'incontro in cui saranno presenti oltre al sottoscritto anche Luana Vergari, Andrea Plazzi e Marco Ficarra.
Bene, ad ogni modo ci si vedrà venerdi tra gli stand per i saluti e per tutto! ^____^

martedì 27 aprile 2010

Scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione

A Maggio inizierò a collaborare con la Scuola di Editoria per il Fumetto e la Traduzione di Bologna, un progetto di Andrea Plazzi e dello Studio Grafico RAM di Marco Ficarra.
Ciò premesso... sappiate che sono aperte le iscrizioni al Corso di scrittura e sceneggiatura per il fumetto e l'animazione curato da Luana Vergari e Giovanni Marchese!

Obiettivo del corso sarà fornire le basi teoriche e applicate per la scrittura narrativa del fumetto e dell'animazione.
L'ideazione e la scrittura di un fumetto e di un cartoon costituiscono la prima fase del complesso processo produttivo che conduce un fumetto sugli scaffali di una libreria e un cartoon sullo schermo.
Le competenze e gli strumenti che permettono di svolgere il lavoro di scrittura in maniera appropriata sono indispensabili per collaborare e interagire al meglio con le figure professionali che completano il processo creativo e ottenere quindi il miglior prodotto possibile.
Il corso prevede moduli teorici e di workshop articolati in sei giornate, 16-23-30 Maggio e 6-13-19 Giugno e si svolgerà a Bologna presso la Scuola di Editoria per il Fumetto e l'animazione.
Durante il corso (il 6 Giugno) si terrà un incontro-stage con BRUNO BOZZETTO, occasione per gli iscritti di confrontarsi con uno dei maggiori artisti e professionisti del settore.
Per avere informazioni sui programmi e le modalità di conduzione del corso è previsto anche un open day per il giorno 8 Maggio.
Passate parola!