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domenica 4 febbraio 2018

Le venti giornate di Torino di Giorgio De Maria

Un caro saluto a tutti i miei lettori abituali, occasionali e promiscui che si ritroveranno a leggere queste pagine, spero, dopo la mia lunga assenza dovuta a un mucchio di seccature che non sto qui a elencare... ma infine dopo il buio riecco la luce!

Riprendo ad aggiornare Nerdelite segnalandovi l'ultimo romanzo che ho letto: Le venti giornate di Torino di Giorgio De Maria (Frassinelli).
E voi l'avete già letto? No? Sappiate che vi state perdendo uno dei romanzi più ispirati della narrativa italiana del '900. Un testo che entra in risonanza con i recessi più oscuri della grande narrativa fantastica, da Poe e Lovecraft fino a Landolfi, Buzzati - e... perché no? Stephen King e Thomas Ligotti - per comporre uno scenario lugubre e angosciante in cui il senso di un'esistenza si fa universale e il male assoluto.
La storia si svolge in una Torino spettrale e occulta, la medesima che si può avere occasione di percepire se si possiede una certa sensibilità o inventiva. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di passeggiare dopo una certa ora per le strade del centro storico del capoluogo piemontese, ma in quelle occasioni ho percepito in modo inequivocabile la sensazione di sentirmi osservato da quella geometria irregolare avendo al tempo stesso il sospetto che dietro l'angolo poteva nascondersi un abisso infernale. Strani scherzi può fare l'immaginazione. E anche un buon libro.
Il romanzo va ben oltre, trascende direi verso un sentimento di male incombente assoluto e universale. Una lettura da brividi. Libro e autore consigliatissimi, ve lo garantisco.

martedì 31 ottobre 2017

Shining

SHINING, la pellicola di Stanley Kubrick girata nel 1980, torna al cinema dal 31 ottobre al 2 novembre in occasione di Halloween e in concomitanza con i quaranta anni della pubblicazione del romanzo best-seller di Stephen King che conquistò i lettori di mezzo mondo.
In genere, ho sempre cercato il modo di non andare a vedere film basati su romanzi o fumetti che ho letto e apprezzato: per risparmiarmi l'inevitabile delusione delle aspettative di lettore (chi legge, è risaputo, ricostruisce i romanzi nella propria mente con la fantasia, un mondo ritagliato nel cartoncino dei propri sogni - meglio - dei propri incubi nel caso di Stephen King e sarà inevitabile restare delusi dall'incongruenza tra il proprio immaginario e quello ricostruito del regista).
Alla stessa maniera evito di andare a vedere film ispirati a libri o fumetti che ho ancora intenzione di leggere. Per non rovinarmi la suspense della lettura, naturalmente. E per gli spoiler sulla trama.
Shining costituisce una delle poche eccezioni alla regola.
Innanzitutto poiché il film di Stanley Kubrick è uno dei capolavori della storia del cinema, una sinfonia maledetta sul male assoluto, ma sopratutto perché la prima volta che lo vidi avevo già letto il romanzo!
Ho letto Shining per l'appunto nei primi anni novanta, non ricordo esattamente quando, nell'edizione tascabile Bompiani che vedete riprodotta qui accanto. Il film l'ho visto in seguito in VHS prima e dopo al cinema grazie a una retrospettiva. Il romanzo è una avvincente storia di fantasmi sulla dipendenza da alcolici e sulle relazioni familiari tra marito e moglie e tra genitori e figli.
Le differenze tra le due opere sono molteplici. Esse differiscono per stile, concezione narrativa, linguaggio, registro. Tra le due versioni emergono anche differenze sulla trama di non poco conto.
Eppure, nonostante gli esiti differenti, a mio modesto parere siamo di fronte a due pietre miliari dell'immaginario collettivo. Due versioni di una magnifica storia dell'orrore tutte da gustare. Leggete il romanzo se non l'avete ancora fatto. E guardate il film se avete già letto il libro, non ve ne pentirete...
Buon Halloween a tutti!

mercoledì 15 febbraio 2012

Commodore 64


Era il 1988. In quel tempo frequentava le Scuole Medie. Un periodo che a tutt'oggi ricorda con profondo e puro orrore (se Stephen King ha scritto un racconto come A volte ritornano non sarà certo stato per caso).
Era un luminoso pomeriggio d'Aprile quando in casa arrivò il Commodore 64.
Il ricordo di War Games, la pellicola del 1983 di John Badham con Matthew Broderick era vivo e vegeto nella mente del nerdelitico, malato inconsapevole ben inteso, solo anni dopo infatti prenderà consapevolezza della propria condizione, scoprendo quanto in realtà fosse molto diffusa. Ma non divaghiamo.
L'arrivo del Commodore 64 segnò uno spartiacque. C'era un prima e ci fu un dopo. Accanto ai fumetti, ai cartoni animati e ai romanzi d'avventure entrarono in scena i videogame. La storia cambiò, nulla fu più lo stesso. Non si sarebbe più solo limitato ad assistere. Avrebbe dato prova sul campo invece con centinaia di videogiochi, dato la caccia ai fantasmi e ai demoni con Ghost'n'goblins, avrebbe vinto il torneo di calcio con Emlyn Hughes International Soccer, completato tutti i quadri di Giana Sisters e i livelli di Wonder Boy, condotto una battaglia aerea sul Pacifico in 1942 e combattuto avvincenti incontri di arti marziali con Kung Fu Master e International Karate e infine invaso l'Unione Sovietica con Raid Over Moscow. Il tutto grazie a una semplice macchinetta, metà consolle e metà personal computer.
Oggi a volte vorrebbe che tutto fosse di nuovo tanto semplice, allora basterebbe digitare Load per vedere apparire sullo schermo la scritta Press Play on Tape. E tutto andrebbe a posto.

lunedì 6 febbraio 2012

Shining

Per una strana combinazione del destino ho letto Shining, il romanzo di Stephen King, ben prima di aver visto l'omonima pellicola girata da Stanley Kubrick. Il romanzo è del 1977 e l'ho letto in edizione tascabile nei primi anni novanta, mentre il film è del 1980 e lo vidi per la prima volta in vhs poco tempo dopo aver letto il libro. Teniamo a mente però che all'epoca non era così semplice procurarsi e vedere un film senza noleggiarlo in vhs o beccarlo in tv. Basta, come fu come non fu avvenne che vidi il film solo dopo aver letto il libro. Trovai molte differenze nella trama rispetto al romanzo, certe cose scritte fanno un effetto che non sempre è possibile rendere al cinema e alcune parti del libro erano state tagliate per ragioni linguistiche. Il libro è una magnifica storia di fantasmi scritta come Dio comanda. Il film ha qualcosa di più oscuro e ambiguo. Nel libro il male era qualcosa legato agli individui, incarnato dai fantasmi che infestavano l'albergo, e i personaggi, Jack Torrence in primis, erano in fondo vittime, per quanto Jack Torrence covasse un'enorme frustrazione, il fallimento come scrittore - che nel film è sovrastata da un male ancestrale e oscuro.
Magnifica l'interpretazione di Jack Nicholson, per quanto ispirata dallo scrittore alcolizzato e in crisi interpretato magistralmente da Ray Milland in Lost weekend (1945) di Billy Wilder.
Jack Torrance è impazzito perchè non riusciva più a scrivere
.
REDRUM, REDRUM, REDRUM!

lunedì 12 settembre 2011

Manly Wade Wellman

ll cervello è un organo misterioso. Poco tempo fa ho letto l'ultimo volume di Hellboy, L'uomo deforme e altre storie, di cui ho anche scritto qui la settimana passata. Il racconto principale, L'uomo deforme, illustrato dal maestro Richard Corben, è un fumetto davvero gagliardo sceneggiato da Mike Mignola, creatore di Hellboy.
Nella post-fazione al volume compare un saggio breve dedicato a Manly Wade Wellman, uno scrittore di cui non ho mai sentito parlare e alla cui opera Mignola si è ispirato per la stesura del soggetto de L'uomo deforme (per la cronaca: il diavolo in persona).
Wellman è un autentico autore di culto della narrativa americana, invece in Italia non è famoso, non quanto H.P Lovecraft, per esempio. Nato nel 1903 e scomparso nel 1986, Wellman è stato uno scrittore assai prolifico durante la mitica stagione delle pulp magazines, ma anche oltre, e con una cospicua produzione narrativa di pregio che spazia dal fantastico all'orrore, dal fantasy al poliziesco e ad altri generi. Memorabili sopratutto le opere abientate nella regione dei monti Appalachi in cui l'autore dona risalto alle leggende e al folklore locali componendo racconti del brivido particolarmente efficaci. Diciamo che a differenza di Lovecraft, che crea una mitologia tutta sua, Wellman attinge invece ad una tradizione esistente. All'attivo di Wellman anche diverse collaborazioni nel mondo del fumetto come sceneggiatore, tra cui al The Spirit di Will Eisner. Insomma, ai miei occhi aveva tutte le carte in regola per incuriosirmi, peccato non avere nulla sottomano da leggere.
Passano alcuni giorni, poi qualche sera fa, mentre cerco qualcosa da leggere prima di andare a dormire, magari un racconto, mi viene in mente Orrori e incubi, una vecchia antologia regalatami nel 1998 in occasione di un compleanno e mai più toccata da allora, dove c'è un racconto di Stephen King - La notte della tigre . Ottima occasione per rileggerlo, penso. Sfilo il volume da sotto una pila di libri e sfogliando l'indice scopro che contiene un racconto di Manly Wade Wellman! Clamoroso. Non serbavo alcuna nozione di ciò. Non ricordo proprio nulla. Eppure pochi giorni dopo aver letto il fumetto di Hellboy, inconsciamente mi ritrovo tra le mani il libro col racconto di Wellman senza che ne sapessi nulla. Si intitola Chastel, l'ho letto, ed è una gustosa storia di vampiri che si collega al folklore degli Appalachi. Il cervello lavora senza che ne abbiamo coscienza. Stabilisce collegamenti inconsci. Una macchina misteriosa, davvero...