
Ho scoperto
Joe Matt qualche anno fa leggendo il suo
Poor bastard ed è stato amore a prima vista per un autore che ha fatto delle proprie esperienze di vita un fumetto schietto, ironico e senza reticenze. Ho continuato a leggerlo con il volume intitolato
Il bel tempo e ora ho appena finito
Al capolinea, il suo ultimo lavoro tradotto in Italia.
Se l'eroe si contraddistingue per le virtù, il protagonista dei fumetti autobiografici di
Joe Matt capovolge le cose mostrandoci un personaggio carico di difetti, vizi e debolezze. Meschino. Laido. Turpe. Scellerato. Pigro. Tirchio. Onanista. Egoista. Cinico. Misogino.
Ma non per questo privo di un certo fascino, per quanto sinistro e ambiguo. Sono pronto a scommettere che in molti riconoscono nelle sue vignette la parte peggiore di sé stessi.
Fatte le dovute eccezioni, i fumetti autobiografici li trovo quasi sempre di una noia mortale - assestandosi nella maggioranza dei casi nella contemplazione ombelicale e nel rispecchiamento di esistenze non particolarmente pregne di significati universali. Non è il caso dei fumetti autobiografici di
Joe Matt. La rielaborazione svergognata del vissuto operata dall'autore da vita a storie esilaranti e spassose, che a tratti mi ricordano
Charles Bukowski e
Robert Crumb, emblematiche di una condizione sociale ed esistenziale folle e disperata. E quando un autore riesce a fare questo, portarci notizie da un altro mondo in maniera fresca e sincera, non ci resta che leggere e goderne.