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sabato 7 maggio 2011
Hugo Pratt
In conclusione di una lunga intervista con Dominique Petitfaux il maestro di Malamocco affermò "[...] ho trovato la mia isola del tesoro. L'ho trovata nel mio mondo interiore, nei miei incontri, nel mio lavoro. Trascorrere la vita in un mondo di fantasia, questa è stata la mia isola del tesoro. Naturalmente, è vero che i mondi che mi capita di visitare seguendo le mie ricerche possono a volte venir giudicati puerili o inutili, tanto sono lontani dai problemi quotidiani, ma quando oggi ripenso a coloro che mi accusavano di essere inutile, e a quello che invece giudicavano utile, allora, a loro confronto, non solo provo il piacere a essere inutile, ma ne sento addirittura il desiderio. "
Difficile sintetizzare in poche righe un autore come Hugo Pratt. Ho letto e riletto, naturalmente, decine di volte le sue opere, e oggi dopo tanto tempo che non mi capitava ho ripensato ai suoi fumetti. Chissà perchè? Scrivendo il mio libro Leggere Hugo Pratt ho provato a suo tempo a ripercorrerne la carriera tra fumetto e letteratura. Un lavoro faticoso ma assai gratificante. Poco tempo dopo pubblicai pure un saggio breve sulla creazione di Corto Maltese, intitolato Corto Maltese il genovese (pubblicato su Strisce di terra strisce di carta). Eppure a Pratt si ritorna sempre, inevitabilmente.
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martedì 5 aprile 2011
Nouvelle Vague Tinto Brass
Quando si pensa a Tinto Brass il pensiero vola subito ai suoi film sporcaccioni e goderecci, densi di nudità e trionfo di sederi femminili. Però forse non tutti sanno che il regista veneziano visse anche una breve ma intensa stagione negli anni '60 in cui diresse una serie di film molto interessanti legati all'estetica della Nouvelle Vague, prima quindi di deragliare nell'erotismo satireggiante delle mammelle e del fondoschiena femminino.
La prima volta che Brass scatenò le ire della censura suscitando scandalo non fu infatti per le scene di nudo, semmai per aver mostrato il sentimento anarchico e il malumore di un ragazzo che non riusciva ad integrarsi nella società: Chi lavora è perduto (1963) è una pellicola emblematica degli umori sessantottini per come evidenzia l'insofferenza verso le istituzioni della borghesia (un lavoro stabile, la famiglia, la rispettabilità borghese, la Chiesa Cattolica). Brass all'epoca era reduce dall'importante esperienza vissuta in Francia, nella Parigi della Nouvelle Vague, dove negli anni '50 si era trasferito per lavorare come archivista presso la Cinematheque Française.
Divenuto aiuto regista di Roberto Rossellini per India e Il generale Della Rovere (1959), nel 1964 gira il suo secondo film, Il disco volante, cui seguono Col cuore in gola (1967) - un film misterioso e figurativamente intenso (vide Guido Crepax in veste di consulente grafico) - e L’urlo (1968) - epopea anarchica e antiborghese, pellicola sperimentale con venature satiriche che subì l'onta del sequestro (sarà liberata solo nel '74). Questi - a parte un paio di pellicole di montaggio - gli ultimi film "impegnati" prima della "svolta erotica". Non so cosa abbia determinato questa "svolta", ma questi quattro film seppero dare una visione originale e d'avanguardia. Una nota a parte merita a mio parere Il disco volante, film delizioso che vide la partecipazione di Silvana Mangano, Monica Vitti e Alberto Sordi: gli extraterrestri sbarcano nella pianura padana. C'è chi li piega ai propi scopi, chi li sfrutta e chi li uccide. Quei pochi che li prendono sul serio finiscono in manicomio. Alberto Sordi sfodera una prestazione alla maniera di Peter Sellers (vedi Lolita o il Dr. Stranamore) interpretando ben quattro ruoli: il parroco, un ufficiale dei Carabinieri, un intellettuale di provincia ed infine un laido aristocratico omosessuale. Geniale.
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lunedì 18 ottobre 2010
Luis Buñuel
Ogni volta per le varie rassegne che organizzavamo bisognava smaltire una serie di pratiche burocratiche per avere l'autorizzazione a svolgerle, il programma doveva avere l'imprimatur di una docente che per altro in materia non aveva la benché minima competenza, oltretutto i mezzi a nostra disposizione erano alquanto obsoleti (un vecchio vhs e uno scalcinato televisore a 60 pollici o giù di lì) per altro disponibili solo in un'aula il cui utilizzo era limitato dalle 18,30 alle 20,30 a causa delle lezioni precedenti che vi si svolgevano e dei bidelli che finivano l'orario di servizio. Si, eravamo costretti a scegliere film di massimo due ore... non eravamo un gruppo numeroso, e di solito non ci mettevamo molto a scegliere i film (anche perchè dovevamo procurarceli noi a nostre spese, ovvio). La facoltà non scuciva una lira. Scopo del cineforum era diffondere cultura cinematografica.
Per me fu un'occasione unica per vedere opere che non conoscevo e scoprire autori di cui fino ad allora avevo solo sentito parlare. Ho un bel ricordo di quelle rassegne. Mi hanno aiutato a capire il cinema, a formare un mio gusto, un senso critico. E poi il cinema aiuta a sognare, a capire la realtà, a scoprire chi siamo e dove andiamo. Per chi scrive il cinema (il buon cinema) è fondamentale.
Una volta finita l'università, dopo la laurea, il cineforum chiuse i battenti, nonostante le proiezioni fossero sempre frequentate dagli studenti non ne trovammo da coinvolgere per continuare l'iniziativa dopo di noi.
Con l'avvento della riforma e delle "insegne luminose che attirano gli allocchi" le rassegne iniziarono ad essere organizzate dalla facoltà, con mezzi più adeguati (proiettori digitali, maxi schermo) ma senza anima, così, per puro scopo didattico e spesso senza una logica estetica.
Ad ogni modo, durante quelle rassegne scoprii per esempio Luis Buñuel e mi appassionai al suo cinema. Pellicole come I figli della violenza, Estasi di un delitto, Nazarin, Viridiana, L'angelo sterminatore, Simon del deserto, fino a Bella di giorno, Il fascino discreto della borghesia e Quell'oscuro oggetto del desiderio mi hanno suggestionato parecchio, a esse sono tornato negli anni più volte per rintracciare qualcosa che ancora mi sfuggiva.
Il respiro antiborghese, l'anticlericalismo e la vena surreale del cinema di Luis Buñuel mi hanno ispirato più di qualche idea. Per dire che il cinema racconta la realtà, ti spinge a comprendere e poi a tua volta a raccontare le cose dal tuo punto di vista. Nel nuovo fumetto ci sono state delle sequenze surrealiste che mi hanno aiutato a scrivere le tavole in maniera più efficace. Non so, oggi me ne sono ricordato, tutto qua.
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