lunedì 5 dicembre 2011
Tutto fumetto e niente fumo
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venerdì 2 dicembre 2011
Miracolo a Le Havre
Avevo già scritto qualcosa a proposito del regista finlandese. Apprezzo molto i suoi lavori e le mie aspettative, che erano alte per questa nuova pellicola, sono state ampiamente ripagate. Miracolo a Le Havre colpisce per l'intensità delle immagini, il racconto filmico non ti investe come un treno, no, non è quel tipo di forza, poiché ciò che trascina lo spettatore è l'essenzialità. Pochi dettagli ma fondamentali. La luce, i colori, gli oggetti, gli attori, le espressioni, gli sguardi e i gesti. Tutto è presente nella misura giusta. Concentrata. La sintesi, che poi è la cifra stilistica del regista. E si, certo, anche la storia è semplice, ironica ma profonda. Fatte le debite proporzioni - e ci mancherebbe altro - la trama mi ha ricordato un mio lavoro di qualche anno fa: Ti sto cercando.
Un film, ma anche un romanzo o un fumetto, possono essere belli o brutti di per sè, a prescindere dall'argomento che affrontano, ma Miracolo a Le Havre racconta molto più di quel che appare. Dice anche qualcosa che di questi tempi ci servirà. Si, il bel cinema è ancora possibile, dopotutto.
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mercoledì 30 novembre 2011
Niente da capire
Tra le raccolte lette quest'anno c'è Niente da capire di Luigi Bernardi (Perdisa Pop, 2011). Si tratta di tredici racconti con protagonista una magistrata inquirente, Antonia Monanni. Tredici finestre sull'esistenza di una donna. Tredici casi criminali.
I generi spesso sono etichette buone per il marketing, tuttavia i critici assegnerebbero a questi racconti l'etichetta "noir". Siccome sono abituato a considerare solo due categorie di libri, quelli belli e quelli brutti, vi dirò perchè secondo me questi racconti sono belli.
Bernardi come un chirurgo si insinua nelle viscere della realtà e la riporta in superficie. Una scrittura asciutta, cruda e senza fronzoli. Un mondo dove i conti della massaia non tornano. C'è qualcosa che si perde, qualcosa che si aggiunge e nulla è sotto controllo. "Le persone hanno disinparato a vivere". Tutto scorre. Entropia. E per una volta la protagonista è una donna vera. Intelligente e sincera. Muove simpatia senza ammiccare per un solo attimo al lettore. Bisogna conoscere bene le donne per riuscire a raccontarle così. Bello infine l'omaggio nascosto a Giorgio Scerbanenco, un elemento in apparenza innocuo che, come la lettera rubata di Edgar A. Poe, a chi sa guardare oltre le apparenze rivela l'ascendenza di queste tredici scritture. Bene, se vi capitassero sottomano leggetele.
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lunedì 28 novembre 2011
I Fantastici Quattro: 1961-2011
Io ho celebrato l'evento a modo mio... rileggendo i primi storici episodi di Lee & Kirby (in una ristampa italiana degli anni novanta), cui ho fatto seguire la lettura di una gran bella saga del quartetto risalente agli anni settanta con dentro grandi autori come Marv Wolfman, Keith Pollard, John Byrne e Joe Sinnot, conosciuto come "il ciclo della Sfinge". Ah! Che goduria! Che Meraviglia! Marvel, appunto.
Incredibile come storie così datate mantengano ancora un fascino e una freschezza inalterati. Dialoghi brillanti, disegni dinamici ed espressivi. Accattivanti. Trame mozzafiato, avventurose, ironiche e ricche di colpi di scena. Si, forse ad una lettura critica alcuni passaggi potrebbero sembrare naif oggigiorno, ma sapete una cosa? Chi se ne frega! Ad avercene ancora oggi di letture così belle...
Lo Spazio Bianco in questi giorni sta celebrando il compleanno dei Fantastici Quattro con un'iniziativa originale: ridisegnare il primo numero tavola per tavola con contributi di vari disegnatori. Qui potete vedere i vari lavori. Mentre qua vengono raccolti una serie di contributi scritti. Excelsior!
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venerdì 25 novembre 2011
Fumetto è passione
Gigi Simeoni, in arte Sime, è un autore di fumetti, uno che li scrive e li disegna. Uno che ha la bravura, la caparbietà e la fortuna di vivere di fumetti. Ricordo le ottime prove che offriva su Hammer - eh! i più giovani non sanno cosa si sono persi!
Non ho letto i suoi ultimi lavori (Gli occhi e il buio, Stria) poichè non riesco a leggere tutto ciò che vorrei... ma ne ho sentito parlare un gran bene. Su wikipedia c'è una pagina a lui dedicata, per quanti volessero curiosare oltre ha pure un sito web ben curato.
Considerando tutte le discussioni di questi ultimi giorni circa le motivazioni per cui si fanno o non si fanno i fumetti, le le riflessioni scaturite dalle esternazioni di Giacomo Monti a Lucca Comics 2011, credo che la risposta di Simeoni contenga parole molto significative. Utili e belle. Non solo per i principianti.
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mercoledì 23 novembre 2011
Perchè si fanno i fumetti
Nel post precedente ho riportato alcune riflessioni a proposito delle esternazioni di Giacomo Monti nell'ultima Lucca Comics. Devo ammettere che le medesime mi hanno ricordato alcuni pensieri che ho in testa sul perchè si fanno i fumetti.Alcuni lo fanno per mestiere, per guadagnarsi da vivere quindi. Un'attività che si esercita a tempo pieno, collaborando assiduamente con uno o più editori, in veste di sceneggiatore e/o disegnatore. Oggigiorno è sempre più raro però, gli spazi presso gli editori che producono albi ad alta tiratura che consentono paghe adeguate sono ridotti sia in Italia che all'estero. Il fumetto ha perso terreno nei confronti delle masse. E allora spesso gli autori svolgono anche altre attività lavorative. A proposito, i fumetti si possono fare anche solo perchè si avverte un'esigenza comunicativa, un'urgenza narrativa, un qualcosa da dire, una storia da raccontare, mentre nella vita si svolge tutto un altro lavoro. L'aspetto economico passa in secondo piano, a patto di stare professionalmente sul mercato insomma, fare in modo che l'editore recuperi le spese con un margine adeguato di profitto per sè e gli autori. C'è quindi un aspetto commerciale che entra sempre in gioco.
E ultimo ma non meno importante c'è l'aspetto estetico da considerare. I fumetti possono essere belli o brutti. E chi lo decide? I critici? Il pubblico? Il tempo? Il successo commerciale? Beh, tutti e nessuno allo stesso tempo. E gli autori sono tali solo se non fanno niente altro? Se ne parla qui.
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lunedì 21 novembre 2011
Leggere stronzate
Durante la scorsa Lucca Comics tra i vari incontri che si sono svolti ce n'è stato uno che non è passato inosservato. Una tavola rotonda a cui partecipavano tra i maggiori fumettisti contemporanei di diversi paesi del mondo - David Lloyd, Craig Thompson, Jiro Taniguchi, Jeff Smith, Barù e Giacomo Monti. Mi ha colpito in particolare l'intervento di quest'ultimo. Sopratutto in rapporto ai precedenti. Sul blog di smokyman (autore del filmato postato sopra presente su YouTube) è disponibile una trascrizione fedele delle sue parole.
Quello che mi colpisce è la sincerità disarmante di questo autore - non mi sorprende, no, poichè avendo letto e apprezzato i suoi fumetti sin dal primo numero di Canicola e avendolo conosciuto a BilBolBul so che è un autore che si mette "a nudo" come si dice - poichè, ammettiamolo, spesso nel mondo dei fumetti siamo abituati a veder misurare le parole e ci si muove con diplomazia per amore del quieto vivere e per rispetto dei colleghi. Mentre gli altri autori parlavano con entusiasmo del loro lavoro nei fumetti, Monti invece esprimeva un certo rammarico per l'andazzo della scena culturale italiana, il disagio di un autore di talento che trova oggettive difficoltà a campare coi fumetti, ma non perchè il destino cinico e baro gli si è rivoltato contro, no, perchè rispetto ai colleghi di altre parti del mondo, che trovano invece nei loro paesi sostegni istituzionali, politiche culturali che li premiano, il contesto italiano non premia sempre il merito e può spingere paradossalmente gli autori più interessanti a smettere. Una constatazione di fatto che riflette i problemi dell'intera nazione. Il talento di Monti viene riconosciuto, ma sono certo che i suoi libri non vendono più di qualche migliaio di copie.
La conclusione che se ne trae è questa: in Italia un fumettista può continuare a produrre mantenendo qualità e valore solo a patto che si applichi nel tempo libero, fuori dal lavoro che gli da da vivere.Sono riflessioni che personalmente ho fatto mie molto molto tempo fa - diciamo quando dovevo decidere cosa fare da grande (ho una laurea e un master, ho sempre fatto altri lavori dedicandomi alla scrittura nel tempo che rimane) però se per quanti si dedicano alla scrittura un impegno a tappe è auspicabile per dare tempo alla medesima di decantare, per quanti si dedicano al disegno per i fumetti la questione è molto diversa, escludendo chi produce poco per scelta è vitale per chi vorrebbe viverci non avendo in mano altre carte da giocare. Il disegno dei fumetti è una maratona, non concede pause. E se fai un altro lavoro alla fine sei costretto a scegliere, o fai abbastanza denaro disegnando fumetti o è meglio smettere e dedicarsi alla professione. C'è chi riesce a fare altri lavori, a collaborare con editori italiani o esteri che producendo collane ad alta tiratura garantiscono paghe dignitose, vero. Ma non tutti gli autori hanno capacità o voglia di piegarsi alla produttività o per vari fattori non ci arrivano mai. Alla fine dei giochi il fatto che Giacomo Monti smette è una perdita e un brutto segnale per il fumetto che perderà una voce originale e fuori dal coro. A proposito, che fine ha fatto Gipi? :(
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Lucca Comics 2011
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