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sabato 2 ottobre 2010

Che tempo che fa


Riprendo il racconto sulla composione di soggetto e sceneggiatura del nuovo fumetto. Assimilati libri, sogni e riflessioni, avevo ormai chiaro che il punto di vista da cui avrei elaborato la narrazione sarebbe stato quello di uno schizoide paranoico che si sarebbe mosso in un contesto di feroce frontiera collocata in una Sicilia prossima ventura, diciamo situata alla distanza di una misera manciata di due-tre anni nel futuro rispetto all'oggi.
James G. Ballard da qualche parte sostenne che l'unica realtà possibile è quella che costruiamo dentro di noi: cercai di mantenermi sulla traccia di questo sentiero.
In una prima fase mi concentrai sulla raccolta di materiale narrativo che si formava spontaneamente dall'osservazione e dalla rielaborazione della realtà, di cose da dire dettate esclusivamente dalla semplice urgenza e dalla loro bruciante attualità.
Le gettai tutte via come in fondo all'acqua: personaggi, concetti, idee, situazioni.
Mi sedetti in riva al fiume e attesi il cadavere del nemico.
In quei momenti aspetti, non devi farea altro. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po'.
Solo ciò che ritornò a galla fu da acchiappare e ritenere utile alla faccenda, alla storia che mi accingevo a raccontare.
Quella del tempo che scorre tra l'ideazione di un racconto, la stesura di una trama, l'elaborazione di un soggetto, la raccolta di una congrua documentazione è a mio modo di vedere la fase più importante e delicata nella scrittura di un fumetto, poichè se essa risultasse inadeguata neanche il migliore disegnatore al mondo riuscirebbe nell'impresa di raddrizzare le sorti di un libro a fumetti nato male.
Questa è la parte più preziosa e contemporaneamente la più sconosciuta nella creazione di un fumetto: il tempo.
Nessuno mai inserirà nei credits di un fumetto il tempo.

(nell'immagine: Edward Hopper, Rooms by the sea, 1951)

martedì 21 settembre 2010

Supervixens


Riprendo il racconto su come è nato il soggetto del nuovo fumetto che Luca Patanè sta illustrando. Come avevo scritto il personaggio nasce con delle caratteristiche particolari, una visione schizofrenica delle cose, manie di grandezza e ossessioni persecutorie. Tutte robe che mi interessava molto raccontare ma che da sole non giustificavano, a mio modo di vedere, un racconto intero.
Così decisi che il personaggio avesse bisogno di un contesto narrativo adeguato alle esigenze espressive. Bisognava contaminare.
Iniziai a leggere un mucchio di romanzi
che pensavo fossero adatti per entrare nello spirito del tempo della storia che mi si formava in mente, delle cose che avevo da raccontare. La letteratura è sempre stato uno dei miei interessi. Avevo bisogno di allargare gli orizzonti, trovare stimoli e spunti per riflettere e elaborare idee, contaminare e giungere ad una visione di realtà sulla base di esperienze personali, seguendo un pò l'istinto, un pò le varie suggestioni che mi venivano suggerite dagli eventi che caratterizzano le cronache di questa, per dirla con Dante Alighieri, " non donna di province ma bordello" che è sempre stata l'Italia.
E però da un punto di vista che ritengo assai privilegiato, quello dell'isola: la Sicilia, un tempo caposaldo della Magna Grecia e ora ridotta a frontiera disastrata.
La questione mi fu chiara solo alla conclusione della stesura della sceneggiatura, allora non avevo ancora idea di che razza di percorso stavo iniziando a compiere. Ma sentivo che andava fatto. Senza compromessi.
Bene, l'immagine che ho scelto per questo post è la locandina di Supervixens, la pellicola di Russ Meyer, che s'intona con lo spirito di questo nuovo fumetto. Bene, il resto alla prossima!

giovedì 16 settembre 2010

Schizofrenia


Riprendo il filo del racconto su come è nato il soggetto del nuovo fumetto che avevo iniziato a raccontare qui. Pratt in sogno mi aveva detto più o meno queste parole: scrivi qualcosa di tuo, prima che sia troppo tardi...
Sapevo che dentro Ti sto cercando e Nessun ricordo (sopratutto) c'era più di qualcosa di mio, tuttavia dovevo sforzarmi di andare ancora oltre.
A quel punto il mio cervello era inceppato, come autore non ho mai creduto nell'autobiografismo puro e non pensavo mi fosse accaduto mai nulla di così interessante da diventare universale e leggibile da altri... tuttavia valeva la pena rifletterci sopra.
Iniziai a passeggiare, per strada... mi aiuta a sgombrare la mente e a rimettere in moto la fantasia. Fu così che mi ritornò in mente un'esperienza che avevo vissuto qualche anno prima. Avevo collaborato ad un progetto didattico di tutorato per studenti disabili. Considerandomi evidentemente adatto al ruolo mi affidarono al sostegno di schizofrenici... Non mi va di dire proprio tutto ciò che vissi in quel periodo, sarebbe una mancanza di rispetto verso loro. Quello che mi sento di dire è che i quei momenti fu più quello che imparai su di me di ciò che potei insegnare. Oltretutto imparai a vedere le cose da una prospettiva diversa.
Tornato a casa dalla passeggiata mi resi conto che c'erano cose che valesse la pena raccontare a quel punto, prima che fosse troppo tardi e le avessi dimenticate. Decisi di riversarle in un personaggio che poi, non senza difficoltà, diventò il protagonista del nuovo fumetto. Il resto della storia la racconterò la prossima volta.
A proposito di Nessun ricordo invece, segnalo con piacere un ottimo articolo, "Frammenti di memorie", di Simone Rastelli pubblicato giusto ieri su LoSpazioBianco che parla di memoria e storia d'Italia rintracciando un filo rosso che lega Nessun Ricordo a Stalag XB di Marco Ficarra e La porta di Sion di Walter Chendi. Al di là del fatto che parla del mio fumetto, lo considero un ottimo esempio di approfondimento sui fumetti.