
Leggo fumetti sin da quand'ero bambino, Geppo e Topolino erano i miei preferiti, da ragazzo poi ho letto di tutto da Spiderman a Batman, da Ken Parker a Dylan Dog. Crescendo scoprivo altri mondi a fumetti (la Vertigo - di cui ho scritto proprio qui qualche mese fa - gli argentini, i classici - Pratt, Buzzelli, Micheluzzi - e via via Giardino, Gipi, Toffolo, Bacilieri... e tanti altri ancora... ma se dovessi scegliere un personaggio che ricordo con particolare piacere tra le mie letture di fumetti di ragazzo credo che penserei subito a
Mister NO. Ricordo che trovavo suoi albi da leggere pure dal barbiere dove andavo a tagliare i capelli, a disposizione dei clienti in attesa. Albi stampati su carta povera e ingiallata, ruvida al tatto, economici, splendidamente illustrati in bianco e nero.
Fu creato nel 1975 da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, col contributo grafico di Gallieno Ferri, Franco Donatelli e Roberto Diso. Nel personaggio Bonelli infuse molto di sè: la passione per i
viaggi esotici, per il
jazz (dixieland e bebop), per l’
avventura ed i
miti cinematografici dei fifties.
Mister No viveva nell’
Amazzonia brasiliana degli anni cinquanta, si guadagnava da vivere pilotando un Piper per turisti, ricercatori, archeologi ed avventurieri rimanendo spesso coinvolto in situazioni pericolose. A fare da sfondo alla serie erano la sonnolenta Manaus di allora, gli aerei d’epoca, le foreste pluviali, le tribù di indios, le paludi, i templi nascosti, i battelli fluviali e il Rio delle Amazzoni coi suoi affluenti.
Mister No era un
gringo, un americano il cui vero nome è
Jerry Drake. Il soprannome “Mister No” se lo era guadagnato al tempo della guerra di Corea (1950-53), quando faceva parte delle “Tigri volanti” dell’aviazione statunitense. Insofferente alla disciplina, non tollerava l’ottusità dei militari buoni a ubbidire agli alti ufficiali anziché alla propria coscienza. Di indole ribelle, Jerry Drake si era arruolato nell’esercito per sfuggire al padre con cui aveva un rapporto aspro e contrastato e alla fine del conflitto, disgustato dagli orrori, abbandonò l’esercito e la frenetica società occidentale per rifugiarsi nella rovente, umida, placida Manaus, capitale dell’Amazzonia. Mister No negli anni si affermò come uno dei personaggi innovativi del fumetto popolare italiano. L’insofferenza alla disciplina, la lealtà, l’amore per la
chachaca e le belle donne contraddistinguono questo drammatico e allo stesso tempo scanzonato personaggio. Jerry Drake non era il classico eroe tutto d’un pezzo, aveva rapporti liberi con le donne, fuggiva da qualcosa senza sapere bene cosa (la famiglia, l'esercito, la società tutta). Era un perdente forse, una persona che doveva fare i conti con una coscienza irrequieta, una visione del mondo contraria alle ingiustizie. Funse da apripista per antieroi problematici quali
Ken Parker (1977) e
Dylan Dog (1986), tutti e tre debitori in qualche modo del Corto Maltese di Pratt (ma questa è un'altra faccenda).
Nel 2008 durante una Mostra Internazionale di Cartoonist a Rapallo (GE) ho conosciuto Giovanni Bruzzo (tra i disegnatori della serie nelle ultime annate) che mi ha omaggiato gentilmente di un bellisimo disegno in A3 del buon vecchio MisterNO!
Mi rendo conto che forse ricordare questi personaggi e un certo modo di fare fumetti rimane qualcosa di nostalgico. Tutto cambia, com'è giusto che sia. Probabilmente non esisterebbero lettori nè editori disposti più a scomettere un euro su qualcosa del genere (la stessa Bonelli ha chiuso la serie). Sicuramente c'è qualcosa in quei modi di raccontare che oggi non funziona più. Andrebbero aggiornati e rivisitati. Eppure c'è stato un tempo in cui bastava vedere un areo planare sopra la foresta amazzonica per sognare una grande Avventura a fumetti. Bei tempi, tuttosommato.