venerdì 18 gennaio 2013

2012 a fumetti

Sicuramente The Death Ray di Dan Clowes. Poi Sweet Salgari di Paolo Bacilieri (in libreria anche con Adios muchachos in coppia con Matz) quindi direi The Hive di Charles Burns.
Ci sono state letture a fumetti molto buone, tra cui Neonomicon di Alan Moore e Jacen Burrows, poi direi l'eccezionale Revolver di Matt Kindt. La disperazione della scimmia di Jean Philippe Peyraud e Alfred e L'eredità dei sogni di Satoshi Kon. Il bel tempo di Joe Matt. Quequette blues di Barù. Come le strisce che lasciano gli aerei di Vasco Brondi e Andrea Bruno. Sul pianeta perduto di Antonio Serra e Paolo Bacilieri. Il Philip K. Dick di Francesco Matteuzzi e Pierluigi Ongarato. Naturalmente Hellboy e Fog, di cui ho spesso scritto su Nerdelite. E ottime produzioni Vertigo (come la ristampa di Doom Patrol e poi Sweetooth, The Eaters, The Extremist...). Anche in ambito ristampe si sono riviste cose notevoli (Lo Sconosciuto di Magnus, Batman Arkham Asylum di Morrison e Mc Kean, Capitan Cormorant di Hugo Pratt). Ecco, si, da lettore il 2012 è stata un'annata soddisfacente. Naturalmente queste sopra sono tutte letture che suggerisco a occhi chiusi. Come, modestamente, il nostro Invito al massacro. Eh già già già...

mercoledì 16 gennaio 2013

Fumetti tra innovazione e immaginazione.

Disegni vivaci e carichi di tensioni ed energie. Elaborati ma leggeri. Colorati o in chiaroscuro. Segni intensi. Storie avvincenti. Lo stile, prima di tutto. Scenari accurati, personaggi anonimi, ultimi magari, ma assunti al ruolo di protagonisti di aventi marginali eppure universali. Anche brutti sporchi e cattivi, ma vivi. I fumetti belli. Autori che non lasciano indifferenti e che comunicano attraverso le storie, i segni. Avventure originali. Dense di piani di lettura. Divertenti. Ricche di colpi di scena. Di nuove trovate.
Se avete di queste idee, o anche migliori, questo è il vostro momento.
Per cortesia, ancora. Adesso.

lunedì 14 gennaio 2013

Fumetti fra tradizione e necrofilia.

Disegni freddi e accademici. Anche tirati via. Tristi mezzetinte. Segni inconsistenti. Storie superficiali. Il ricatto del contenuto a scapito dello stile. Biografie documentate in maniera sommaria e pretestuosa di personaggi famosi morti in circostanze tragiche e/o esemplari narrate senza la minima assunzione di un punto di vista che non sia l'indignata e vuota retorica. Fumetti davvero brutti. Autori alla spasmodica ricerca di una visibilità che altrimenti non avrebbero. Oppure le solite avventure ripetitive. Banali. Monotone. Noiose.
Se non avete altre idee, smettete.
Per cortesia, basta. Basta.

venerdì 11 gennaio 2013

Lezioni americane

No, non starò qui a scrivervi dei saggi di Italo Calvino, su cui potrete documentarvi facilmente da soli. Niente di tutto ciò o quasi, solo che questo pomeriggio ho sentito dire una stupidaggine colossale: "... in fondo negli Stati Uniti non hanno avuto grandi scrittori in pratica, a parte Ernest Hemingway, Edgar Allan Poe, Edgar Lee Masters e H.P. Lovecraft. E basta, nessun altro".
Adesso, non ricordo esattamente il contesto, dato che si tratta di una discussione che non mi vedeva coinvolto in prima persona - stavo semplicemente sfogliando dei volumi in un negozio - bensì altri avventori (insegnanti di lettere, per la precisione), ma ho dovuto contare fino a dieci e obbligarmi a girare i tacchi perché davvero non avevo voglia di discutere. Però me ne sono pentito e tornando a casa pensavo a quello che avrei potuto dire. Per esempio che avrei dovuto intromettermi, ribattere e menzionare tra gli altri almeno Philip K. Dick, Dashiell Hammett, Kurt Vonnegut, John Fante, Charles Bukowski, Raymond Carver, Stephen King, Paul Auster, Raymond Chandler, Patricia Highsmith, Cormac McCarthy... 
Il problema è che i discorsi appropriati sono più lenti delle scempiaggini e arrivano in ritardo. Ma forse avrei dovuto zittirli. Come dice il proverbio siciliano: "testa ca non parra cucuzza è" (chi se ne sta zitto insomma passa per essere una zucca vuota).

mercoledì 9 gennaio 2013

Simon Werner a disparu


Marzo 1992, in un piccolo sobborgo nella periferia di Parigi. Durante una festa a base di alcolici, alcuni adolescenti scoprono un corpo nascosto tra i cespugli di un bosco. Un corpo senza vita. Stacco.
Due settimane prima. Simon ha sedici anni, non c'è a lezione. Trovano alcune tracce di sangue. Fuga, rapimento, suicidio, omicidio? Pochi giorni dopo, Laetitia, una studentessa della stessa classe, scompare senza che i genitori sappiano nulla. Il giorno dopo, Jean-Baptiste, un terzo studente, scompare allo stesso modo. Le voci iniziano a diffondersi. La psicosi ha inizio.
Naturalmente questa pellicola dalla trama così allettante, dalle immagini così suggestive (diretta da Fabrice Gobert e con la colonna sonora originale dei Sonic Youth) nelle sale italiane proprio non s'è vista.

lunedì 7 gennaio 2013

La migliore offerta


Ho inaugurato la nuova annata cinematografica andando a vedere La migliore offerta, pellicola scritta e diretta da Giuseppe Tornatore. 
La migliore offerta è un gran bel film, che funziona davvero bene. Ti tiene incollato alla poltrona fino alla fine suggestionandoti di continuo con la sua magia. Tecnicamente mi ha ricordato Una pura formalità, uno dei precedenti lavori di Tornatore, in cui riecheggia la medesima atmosfera, una suspence tesa e tagliente che rimanda, tra gli altri, al maestro del brivido, Alfred Hitchcock.
Il regista siciliano ha dato prova di non aver dimenticato cos'è il cinema, di aver sempre avuto ben chiaro come si dovrebbe girare ogni buon film che sia tale. L'annata al cinema è iniziata bene, davvero.

venerdì 4 gennaio 2013

Pixies


Walkman. Cuffie di spugna acustica alle orecchie. Musicassette duplicate al cromo. Una vecchia penna bic per il reverse della cassetta. Garage rock. Il grunge era dietro l'angolo, subito dopo i Sonic Youth.
Avevo capito tutto, senza saperlo.