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lunedì 9 gennaio 2012

Blacksad

Giunta è l'ora di scrivere qualcosa su Blacksad, il fumetto degli spagnoli Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido. Protagonista è John Blacksad, un gatto nero-detective privato che si muove sullo sfondo degli Stati Uniti degli anni cinquanta. Tutti i personaggi sono animali antropomorfi, e lo sono nella misura in cui l'animale che incarnano rispecchia il loro carattere.
A tutt'oggi sono stati prodotti quattro album in Francia, editi da Dargaud (Da qualche parte fra le ombre, Arctic Nation, Anima Rossa e L'inferno, il silenzio) e tradotti in molti paesi esteri - tra cui l'Italia. Blacksad è quello che si definisce un fumetto di successo. Bestseller, giudizi lusinghieri sia dalla critica che dai lettori. Premi e riconoscimenti. Quando un autore tocca questi livelli può davvero dirsi arrivato. Blacksad è destinato a restare nella storia del fumetto come certi illustri predecessori (vedi Corto Maltese o Tin Tin ad esempio). Si tratta di lavori perfetti. Non c'è molto da aggiungere. Le sceneggiature sono precise, misurate. Le illustrazioni meravigliose e suggestive. Se proprio volessi muovere una critica direi che le storie, per quanti hanno familiarità con l'universo narrativo di Raymond Chandler, sanno di minestra riscaldata. John Blacksad è Philippe Marlowe. Entrambi detective rudi e sofisticati. Liberi e soli. Disincantati e idealisti. E tutti i personaggi di contorno sembrano presi dai romanzi di Chandler. Se proprio volessi spaccare il capello in quattro potrei dire che i disegni sono troppo densi e ricchi per un fumetto: richiedono una elaborazione lenta che frena la lettura. Ciò detto per onestà intellettuale, per il resto Blacksad è un perfetto capolavoro.