lunedì 11 ottobre 2010

Mister No

Leggo fumetti sin da quand'ero bambino, Geppo e Topolino erano i miei preferiti, da ragazzo poi ho letto di tutto da Spiderman a Batman, da Ken Parker a Dylan Dog. Crescendo scoprivo altri mondi a fumetti (la Vertigo - di cui ho scritto proprio qui qualche mese fa - gli argentini, i classici - Pratt, Buzzelli, Micheluzzi - e via via Giardino, Gipi, Toffolo, Bacilieri... e tanti altri ancora... ma se dovessi scegliere un personaggio che ricordo con particolare piacere tra le mie letture di fumetti di ragazzo credo che penserei subito a Mister NO. Ricordo che trovavo suoi albi da leggere pure dal barbiere dove andavo a tagliare i capelli, a disposizione dei clienti in attesa. Albi stampati su carta povera e ingiallata, ruvida al tatto, economici, splendidamente illustrati in bianco e nero.
Fu creato nel 1975 da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, col contributo grafico di Gallieno Ferri, Franco Donatelli e Roberto Diso. Nel personaggio Bonelli infuse molto di sè: la passione per i viaggi esotici, per il jazz (dixieland e bebop), per l’avventura ed i miti cinematografici dei fifties.
Mister No viveva nell’Amazzonia brasiliana degli anni cinquanta, si guadagnava da vivere pilotando un Piper per turisti, ricercatori, archeologi ed avventurieri rimanendo spesso coinvolto in situazioni pericolose. A fare da sfondo alla serie erano la sonnolenta Manaus di allora, gli aerei d’epoca, le foreste pluviali, le tribù di indios, le paludi, i templi nascosti, i battelli fluviali e il Rio delle Amazzoni coi suoi affluenti.
Mister No era un gringo, un americano il cui vero nome è Jerry Drake. Il soprannome “Mister No” se lo era guadagnato al tempo della guerra di Corea (1950-53), quando faceva parte delle “Tigri volanti” dell’aviazione statunitense. Insofferente alla disciplina, non tollerava l’ottusità dei militari buoni a ubbidire agli alti ufficiali anziché alla propria coscienza. Di indole ribelle, Jerry Drake si era arruolato nell’esercito per sfuggire al padre con cui aveva un rapporto aspro e contrastato e alla fine del conflitto, disgustato dagli orrori, abbandonò l’esercito e la frenetica società occidentale per rifugiarsi nella rovente, umida, placida Manaus, capitale dell’Amazzonia. Mister No negli anni si affermò come uno dei personaggi innovativi del fumetto popolare italiano. L’insofferenza alla disciplina, la lealtà, l’amore per la chachaca e le belle donne contraddistinguono questo drammatico e allo stesso tempo scanzonato personaggio. Jerry Drake non era il classico eroe tutto d’un pezzo, aveva rapporti liberi con le donne, fuggiva da qualcosa senza sapere bene cosa (la famiglia, l'esercito, la società tutta). Era un perdente forse, una persona che doveva fare i conti con una coscienza irrequieta, una visione del mondo contraria alle ingiustizie. Funse da apripista per antieroi problematici quali Ken Parker (1977) e Dylan Dog (1986), tutti e tre debitori in qualche modo del Corto Maltese di Pratt (ma questa è un'altra faccenda).
Nel 2008 durante una Mostra Internazionale di Cartoonist a Rapallo (GE) ho conosciuto Giovanni Bruzzo (tra i disegnatori della serie nelle ultime annate) che mi ha omaggiato gentilmente di un bellisimo disegno in A3 del buon vecchio MisterNO!
Mi rendo conto che forse ricordare questi personaggi e un certo modo di fare fumetti rimane qualcosa di nostalgico. Tutto cambia, com'è giusto che sia. Probabilmente non esisterebbero lettori nè editori disposti più a scomettere un euro su qualcosa del genere (la stessa Bonelli ha chiuso la serie). Sicuramente c'è qualcosa in quei modi di raccontare che oggi non funziona più. Andrebbero aggiornati e rivisitati. Eppure c'è stato un tempo in cui bastava vedere un areo planare sopra la foresta amazzonica per sognare una grande Avventura a fumetti. Bei tempi, tuttosommato.

5 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Jerry Drake frequentava anche il mio barbiere ( non ho fatto il '68 ma sono stato fatto nel '68 e progettato nel '67 ). Adoravo i comics, ma la roba della Cepim mi colpiva meno degli Oscar Mondadori con le cose di Barks e, soprattutto, del materiale Marvel-Corno. Ancora oggi, dopo anni di ghost-writing per Phil Roth, tutto sommato non vedo molto oltre la saga di Skull l'Uccisore o quella storia del TNT dove un giudice ed un sindaco fanno a gara a chi uccide + sceriffi eletti dall'altro.
Eppure Mister No era qualcosa. Un Peter Lawford strappato al rat-pack ( non sapevo allora che il muso ispiratore era un mix di Coburn e di Newman ) e calato nella giungla pittata dal salgariano Fergal. Il tentativo di revamping del '95, un born again con il ns in fuga da killers giappo in una struttura ''nmoderna '' di albi autoconclusivi o doppi alla Dog ha dato un po' di ossigeno alla sua Amazzonia, ma era inevitabile tirasse le cuoia indurite da tanti anni di sciroppo di iguana.
Aveva fatto il suo tempo e nei comics non esiste un Danacol che arriva e ri-arruola le vecchie glorie. Peccato perchè un team-up tra Drake e Little Tony che si contendono la Carrà ( Mignacco/Diso ) scalzerebbe dal nostro cuore anche Il Lungo Addio del signor Dog!

GiovanniMarchese ha detto...

Eppure considerando le riscritture di vecchi personaggi popolari (Animalman, Swamp Thing, Shade, Sandman) che sono state fatte negli Usa da autori innovativi come Grant Morrison, Alan Moore, Peter Milligan e Neal Gaiman viene da dire che tentando una via "italiana" alla riscrittura potrebbero venire fuori dei fumetti niente male... certo, Bonelli dovrebbe rivolgersi non agli sceneggiatori che si trova in scuderia ma a firme provenienti da esperienze diverse.

CREPASCOLO ha detto...

Mi piacerebbe, ma se il cavallo non mangia lo yogurt alla vaniglia, si tornerà a dargli la biada, perchè qualcuno deve tirare l'aratro.
La posse di Cyborg prese il vecchio Radar di Donatelli e ne fece un Marvel Man a la Brolli, ma la cosa non ha generato una moda.
SBE ha le stive piene di gente che potrebbe raccontare in modo diverso, ma dovrebbe provare altrove. SBE ha la testa sulla spalle e sa che non può inclinare troppo lo scafo , considerato che ha circa trecento passeggeri. E rischia comunque. Se si mettono una sopra l'altra le copie invendute di alcune dei romanzi Bonelli, la pila sarà visibile dalla Luna. Se aggiungiamo le copie rimaste in magazzino di Dix e Caravan, arrampicandoci possiamo fare il primo piccolo passo per l'uomo e un gigantesco salto per l'umanità ( se è vero che solo i Fantastic Four hanno calpestato il satellite ).
Anche Vertigo è cresciuta: Losers e Milite Ignoto non hanno nulla a che spartire con le loro prime incarnazioni ed i titolo che vendono meglio non sono lontani parenti di sagomacce horror.
I cult sono predicatori, smerciatori di pallottole e favole in fuga.
A me comunque il fanta fumetto piace quasi di più di quello che leggerò e non mi dispiacerebbe imbattermi in una mini di sei ''Mister No Options '' di Jamie Delano/Javier Pulido che inizia con un Drake stropicciato, i sintomi di una passata spranghetta, che guarda attraverso il bicchiere vuoto una Jessica Rabbitt che si approssima con un sorriso da brivido caldo. Jerry si passa una mano sulla guancia mal rasata e si sente come il Casanova di quel vecchio racconto mitteleuropeo che desidera sedurre una bella intellettuale ma è solo un catorcio di ciarlatano rottamabile. Non sa ancora che sta per imbarcarsi su di un cargo pieno di pellegrini presi di peso dal Lord Jim di Conrad e, al crepuscolo, si ritroverà ad affrontare la sua Personale Balena Bianca...mm. Copertine stilizzate di Bisley. Finale aperto. Mai la Fine.

GiovanniMarchese ha detto...

Come direbbe Frederaik Frankenstine: SI PUò FARE!!! Da autore e da lettore operazioni del genere avrebbero il mio interesse.

Francesco Romani ha detto...

Inre altà il soprannome è ai tempi della II guerra mondiale. Nella serie Mister No dice di essere stato anche in Corea, ma poi misteriosamente Mignacco depenna quest' esperienza del protagonista mandandoci un altro Mister No! Mah! Miseri della serie e di Nolitta/Bonelli che diede l' approvazione a ciò!