lunedì 21 novembre 2011

Leggere stronzate

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Durante la scorsa Lucca Comics tra i vari incontri che si sono svolti ce n'è stato uno che non è passato inosservato. Una tavola rotonda a cui partecipavano tra i maggiori fumettisti contemporanei di diversi paesi del mondo - David Lloyd, Craig Thompson, Jiro Taniguchi, Jeff Smith, Barù e Giacomo Monti. Mi ha colpito in particolare l'intervento di quest'ultimo. Sopratutto in rapporto ai precedenti. Sul blog di smokyman (autore del filmato postato sopra presente su YouTube) è disponibile una trascrizione fedele delle sue parole.
Quello che mi colpisce è la sincerità disarmante di questo autore - non mi sorprende, no, poichè avendo letto e apprezzato i suoi fumetti sin dal primo numero di Canicola e avendolo conosciuto a BilBolBul so che è un autore che si mette "a nudo" come si dice - poichè, ammettiamolo, spesso nel mondo dei fumetti siamo abituati a veder misurare le parole e ci si muove con diplomazia per amore del quieto vivere e per rispetto dei colleghi. Mentre gli altri autori parlavano con entusiasmo del loro lavoro nei fumetti, Monti invece esprimeva un certo rammarico per l'andazzo della scena culturale italiana, il disagio di un autore di talento che trova oggettive difficoltà a campare coi fumetti, ma non perchè il destino cinico e baro gli si è rivoltato contro, no, perchè rispetto ai colleghi di altre parti del mondo, che trovano invece nei loro paesi sostegni istituzionali, politiche culturali che li premiano, il contesto italiano non premia sempre il merito e può spingere paradossalmente gli autori più interessanti a smettere. Una constatazione di fatto che riflette i problemi dell'intera nazione. Il talento di Monti viene riconosciuto, ma sono certo che i suoi libri non vendono più di qualche migliaio di copie.
Inserisci linkLa conclusione che se ne trae è questa: in Italia un fumettista può continuare a produrre mantenendo qualità e valore solo a patto che si applichi nel tempo libero, fuori dal lavoro che gli da da vivere.
Sono riflessioni che personalmente ho fatto mie molto molto tempo fa - diciamo quando dovevo decidere cosa fare da grande (ho una laurea e un master, ho sempre fatto altri lavori dedicandomi alla scrittura nel tempo che rimane) però se per quanti si dedicano alla scrittura un impegno a tappe è auspicabile per dare tempo alla medesima di decantare, per quanti si dedicano al disegno per i fumetti la questione è molto diversa, escludendo chi produce poco per scelta è vitale per chi vorrebbe viverci non avendo in mano altre carte da giocare. Il disegno dei fumetti è una maratona, non concede pause. E se fai un altro lavoro alla fine sei costretto a scegliere, o fai abbastanza denaro disegnando fumetti o è meglio smettere e dedicarsi alla professione. C'è chi riesce a fare altri lavori, a collaborare con editori italiani o esteri che producendo collane ad alta tiratura garantiscono paghe dignitose, vero. Ma non tutti gli autori hanno capacità o voglia di piegarsi alla produttività o per vari fattori non ci arrivano mai. Alla fine dei giochi il fatto che Giacomo Monti smette è una perdita e un brutto segnale per il fumetto che perderà una voce originale e fuori dal coro. A proposito, che fine ha fatto Gipi? :(

16 commenti:

Marcello ha detto...

Gipì, per il momento, fa il regista cinematografico. :-)

GiovanniMarchese ha detto...

eh già! A me manca il Gipi fumettista... spero che ritorni a fare un fumetto prima o poi.

davide garota ha detto...

Mah...io ho guardato quel che dice Monti e non mi trova daccordo. Lui può fare quel che vuole ma per quanto sia bravo( e per me lo è) non si può criticare il sistema solo perchè non ti dà da vivere. Vorrei chiedergli quanto sacrificio ha fatto per diventare fumettista. Certo non è un gran disegnatore, quindi già vorrei chiedergli perchè lui dovrebbe guadagnare più di me ( per esempio) visto che io disegno come uno schiavo da una vita.Lui giustamente può dire che i suoi fumetti sono di gran lunga più belli dei miei anche se son disegnati peggio.A questo punto io potrei dire che alla gente piace di più Topolino e quindi la gente invece di dare soldi per un prodotto intelligente come il nostro,li dà alla Disney.Così va la logica del sistema. Quello che mi contraria nel discorso di Monti è la critica indefinita che fa al sistema,che la gente legge stronzate e guarda merda e la cultura va a farsi friggere.A parte il fatto che io non mi permetterei di giudicare il lavoro degli altri neanche se fossi bravo come Monti, chi dice che siccome Monti fa cose intelligenti allora va pagato di più dei "soliti idioti"? Il valore di qualcosa non è necessariamente legato ai soldi.
Io rispetto la scelta di Monti di smettere di disegnare perchè non guadagna, la rispetto solo perchè anche Rimbaud fece una scelta simile abbandonando la poesia per commerciare in armi e puttane in Africa.Però Monti non dovrebbe criticare il sistema, perchè la maniera in cui lo critica mi fa pensare che lui sia completamente dentro questo sistema ovvero: la logica del soldo.Ditemi se sbaglio, anche tu Giacomo se leggi queste righe confutami pure...Io non ti conosco e il parere che esprimo può offenderti pur essendo fittizio e sbagliato.Ma non è nelle mie intenzioni.Noi ti amiamo Giacomo, e ci dispiace che non sei più dei nostri.
Ciao a tutti.

GiovanniMarchese ha detto...

Il valore di qualcosa non è necessariamente legato ai soldi, dici, ed è vero in termini assoluti. Ma un disegnatore che passa per mesi tutta la giornata sul tavolo da disegno producendo delle belle tavole che una volta sul mercato gli frutteranno si e no un migliaio di euro, alla fine è costretto ad arrendersi alla realtà che il suo lavoro è bello ma non gli da da vivere. Poi magari la passione può portare a disegnare nel tempo libero e continuare a produrre meno ma sempre qualcosa di bello, penso tuttavia che il disegno necessiti di un impegno costante e continuativo... immagino che alla fine sia difficile non mollare. Chissà quanti disegnatori non riuscendo a guadagnare abbastanza hanno mollato e magari non l'hanno sbandierato ai quattro venti.

LUIGI BICCO ha detto...

Fondamentalmente trovo che la questione sia sbagliata in partenza. Il sistema era quello anche prima che Monti cominciasse a fare fumetti. Lamentarsene dopo perchè non si è riusciti a racimolare abbastanza soldi, mi pare una scusa bella e buona.

Sono anni che il fumetto si fa per passione o, al limite, per arrotondare lo stipendio che prendi da qualche altra parte. Quelli che ce la fanno sono in pochi e non me ne viene in mente nessuno.

Gipi? Probabilmente se avesse dovuto vivere solo con gli introidi delle edizioni italiane dei suoi volumi, avrebbe mangiato una sola volta al giorno. Entrando nel giro dell'illustrazione editoriale, e pubblicando anche in America e in Francia, probabilmente l'ha aiutato parecchio. E comunque Gipi ha alle spalle ha una gavetta durata parecchi anni e non se ne è mai lamentato.

Così come Fior. O Igort che, a differenza degli altri, però, è anche un editore.

Il libro di Monti l'ho comprato e mi è anche piaciuto. Ma se pensava di dover fare il botto solo con quello, forse ha sbagliato mira. Ringrazi anzi di aver avuto più visibilità rispetto a tanti suoi colleghi grazie al film di Gipi. Pardòn, di Gianni Pacinotti :)

GiovanniMarchese ha detto...

Eh già! Come scrivevo sono riflessioni che ho fatto mie molto molto tempo fa: se vuoi fare i fumetti non è detto che diventi un lavoro, anzi, il più delle volte non lo diventa. Che poi è una regola che vale anche in altri ambiti (scrittura, pittura, musica...). Oltretutto il fatto che non sia un lavoro ti permette molta più libertà rispetto a chi antepone il guadagno. Ausonia tempo fa disse qualcosa di simile, non ricordo dove, pardon, forse sul suo blog.

Simone Brusca ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con tutti voi ;)

GiovanniMarchese ha detto...

Domani tornerò sull'argomento con un post molto particolare... eh eh eh e che spero possa aggingere un qualcosa di nuovo alla discussione.

Marco Pellitteri ha detto...

A' Giovanni, ma che stai a di'!!!
Monti ha sparato delle fesserie colossali. La sua spocchia fa provincia. Non legge fumetti, non gliene frega niente dei fumetti, tutti gli altri leggono stronzate, per gli autori di fumetti ci vorrebbero contributi pubblici (!!! questa è la cazzata più colossale di tutti). E dice che vuole smettere perché non ci può campare. Ma se nemmeno ama il medium!! Ma chi lo vuole nel fumetto uno così!!!
A proposito di mali del fumetto.... i finti fumettisti con la spocchia.

GiovanniMarchese ha detto...

Marco, non ho capito bene cosa delle mie parole non condividi. Ad ogni modo, principalmente mi dispiace che Monti smetta, qualunque siano i motivi alla base - poco interesse, pochi soldi, poche motivazioni. Poi cerco di mettermi nei panni dei disegnatori (io che disegnatore non sono) che va bene la passione ma se non riesci a viverci è dura se speravi di guadagnare abbastanza. Il problema è che non bisognerebbe farsi molte illusioni, per tanti bravi autori che riescono, tanti altri non arrivano per vari motivi. In questo senso le parole di Monti, secondo me, si riferivano più all'Italia che al semplice settore dei fumetti.

Matteo Tarquini ha detto...

Segnalo che la discussione è partita qui: http://www.mangaforever.net/46173/6-buone-ragioni-fare-fumetti-david-lloyd-jiro-taniguchi-jeff-smith-baru-craigh-thompson-giacomo-monti#
e che vi trovate anche commenti dello stesso Monti.

GiovanniMarchese ha detto...

# Matteo: ok, grazie per la segnalazione! Oh! Vedo che anche da quelle parti lo scambio di vedute è stato notevole. Segno che nel bene e nel male le parole di Monti non lasciano indifferenti. Poi si può condividere o meno lo spirito del suo intevento, ben inteso. Certo, alcune uscite paiono infelici, ma generalizzando inevitabilmente presti il fianco alle critiche, forse Monti avrebbe dovuto articolare in maniera più specifica il suo pensiero.

Matteo Tarquini ha detto...

Sinceramente mi chiedo come e su quali basi avrebbe potuto articolare meglio il suo pensiero se è vero che, come dice lui stesso, il fumetto non gli interessa e non lo conosce. Penso che la sua "colpa" più grave sia proprio questo parlare senza cognizione di causa in un luogo che non è il bar dove: "Ah, se ci fossi stato io ad allenare l'Italia avremmo vinto i mondiali!".
Secondo me il fumetto italiano, rappresentato dalle parole di Monti avallate dal silenzio/assenso di Stefanelli, ha fatto una brutta figura con artisti del calibro di Thompson, Smith, Taniguchi, Lloyd o Baru.

GiovanniMarchese ha detto...

Siccome ammette di conoscere poco il fumetto, in quel senso dico che avrebbe potuto articolare meglio l'intervento. Misurare le parole. Poi l'impressione è che il suo fosse un discorso diretto alla situazione generale della cultura in Italia. Quando si generalizza però si finisce con lo sparare nel mucchio. Tuttavia tutti abbiamo avuto modo di esprimerci sul suo intervento in giro per la rete e ognuno alla fine è libero di trarre le conclusioni che giudicherà più opportune, ci mancherebbe! Non sono mancati i distinguo, nè le prese di posizione a favore, men che meno quelle più aspre!

Marco Pellitteri ha detto...

Ha fatto una figura barbina di pseudo artista snobbettino che dice che non legge fumetti, che non gli interessano, che i lettori leggono stronzate, che la situazione culturale in Italia è pietosa e che non ci sono contributi per i fumettisti, che lui non ci può campare e quindi smette, tanto non gliene frega nulla. Un bel calcio in culo se lo meritava. Non ci si comporta così in una situazione in cui ci sono accanto a te campioni del fumetto che vendono benissimo in tutto il mondo, evidentemente perché si sono applicati di più (nemmeno accenno alle differenze di talento e sensibilità). Spero di aver chiarito meglio il mio pensiero!

GiovanniMarchese ha detto...

@ Marco: si, tutto chiaro. Mi era sembrato che non ti convincesse quel che avevo detto, cioè che un disegnatore a volte si sente "costretto" a smettere dalla situazione generale. E, cmq, non ci darei tutto sto peso, in fondo è uno sfogo che in momenti di amarezza può venire di esprimere a chiunque.