martedì 25 settembre 2012

L'isola dei morti

L'isola dei morti (Arold Böcklin, Firenze, 1880)
In genere ho l'impressione che chi si occupa di comunicazione culturale, nei mass media, gli uffici stampa e comunicazione in particolare, i giornalisti in generale, siano essi nella veste di recensori o cronisti, sia alla ricerca per lo più del libro inteso come fenomeno editoriale.
In genere ho l'impressione che essi siano attratti dalla tematica dal forte impatto mediatico (l'ennesima strage di Stato o l'ennesima biografia di un personaggio famoso morto in circostanze tragiche ed esemplari) o dall'autore-personaggio tipico (es. un transessuale, una pornocasalinga, un ex piazzista di abbonamenti telefonici, un politico, un calciatore, un personaggio televisivo o dello spettacolo) che per la sua eccentricità sia identificabile in maniera forte e immediata.
In genere il valore dell'opera passa in secondo piano. Anzi, in genere esso scompare. Se poi l'autore per disgrazia conduce una vita non troppo complicata, se poi per accidente l'autore si guadagna da vivere con un lavoro ordinario e se, in ultima analisi, la sua opera spicca per il proprio valore intrinseco e per le riflessioni che inpone senza che entrino in gioco perciò tutti quegli aspetti comunicativi di cui sopra, ebbene quell'autore è spacciato. Difficilmente sentirete parlare di lui, in genere. Men che meno delle sue opere. Ho il presentimento che se poi l'autore sia pure una persona colta la cosa non interesserà proprio. In genere per essa è riservato il disprezzo.

3 commenti:

Eugenio Marica ha detto...

Concordo sul post
Borges diceva (più o meno) che siamo in un'epoca che vuole testimoni e non maestri.
E, aggiungo io, che il giornalismo o lo spettacolo in generale vanno più alla ricerca di quei 15 minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol.
Che poi tutto ciò porti a una ricerca della superficie più che della sostanza, mi pare una conseguenza inevitabile.
Che poi questo sia un bene, direi proprio di no.
EugMarica

Eugenio Marica ha detto...

PS: ottima la scelta dell'immagine a corredo! Mi sembra molto, molto simbolica...
EM

GiovanniMarchese ha detto...

A volte ho la sensazione che sfugga giusto il concetto di valore. Di un segno, di una scrittura. Di un libro, di un'opera in definitiva. L'unica dimensione forse che a mio parere riesce ancora a stabilire dei parametri è il tempo. La durata. L'ampio raggio. Avevo messo L'Isola dei morti così, a istinto. Col senno di poi è una sorta di contraltare alla civiltà dell'Isola dei Famosi.