venerdì 9 dicembre 2011

Fumetto tra arte e intrattenimento

Un articolo di qualche tempo fa ad opera di Guglielmo Nigro, che mi è capitato di rileggere in questi giorni, mi ha dato lo spunto per riflettere sull'annosa questione arte/intrattenimento nell'ambito dei fumetti. Sono sostanzialmente d'accordo con le argomentazioni di Nigro, tuttavia mi chiedo: quale editore "major" avrà mai l'ardire di affidare ad uno di quegli autori che Nigro definisce "indipendenti" la sceneggiatura o l'illustrazione di un personaggio d'avventura da edicola?
Perchè se da un lato gli autori italiani mostrano una tendenza verso la "specializzazione" è anche vero che gli editori sono in un certo senso specializzati. Pensiamo ad esempio alla Bonelli. Immagino che troverebbero difficoltà e resistenze, nel caso volessero produrre fumetti d'intrattenimento ma dal respiro indipendente. E lo scrivo con rammarico, poichè dall'incontro tra le due dinamiche penso che potrebbero uscire delle cose davvero belle da leggere. Per esempio, negli Stati Uniti la Vertigo è nata più o meno in questo modo. Personaggi classici, affidati per un episodio o per un ciclo fuoriserie ad autori indipendenti che avevano fatto cose diverse.
Si, immagino che Nigro mi annovererebbe tra gli "indipendenti". Però, se mi proponessero di scrivere una storia con un personaggio d'avventura tradizionale, io non direi di no a priori. Risponderei: parliamone. (in alto, uno splendido Tex Willer di Paolo Bacilieri)

2 commenti:

ras ha detto...

Forse li iniziative di star e gp possono aprire un mercato in edicola di nuovi lettori, discostandosi dal mainstream bonelliano?

GiovanniMarchese ha detto...

mmmmm... per quel che ricordo la Star Comics ha sempre cercato di offrire delle varianti al fortunato format bonelliano, puntanto tuttavia su autori che si esprimevano con linguaggi tradizionali. Ciò nonostante ha dato spazio - giusto per fare un paio di esempi - a fumetti per certi versi innovativi come Hammer e Valter Buio. Non conosco la produzione italiana della GP, non saprei cosa dirne. Tuttavia la mia curiosità risiede nel vedere cosa succederebbe contaminando il format bonelliano tradizionale con linguaggi meno ortodossi. Es. un Dylan Dog scritto da Ausonia o un Tex fatto da Bacilieri.